Venini, un gioiello della decorazione

Silvia Damiani ci accompagna in un percorso immersivo tra la storia, i personaggi, i prodotti che nell'arco di un secolo hanno portato alla creazione di un brand riconosciuto internazionalmente quale sinonimo di eccellenza nella decorazione. Guidato dalla Famiglia Damiani con passione e rispetto dell'heritage, Venini si apre al futuro con rinnovate, lungimiranti prospettive

Silvia Damiani
Silvia Damiani

Il rispetto dell’heritage è ciò che denota Venini da ben un secolo; rispetto di una tradizione, di un’arte, di un mestiere che si tramanda segretamente nell’isola di Murano e che dà vita a opere sempre nuove, grazie alla visione avanguardistica di chi, dalle origini a oggi, guida il brand. E oggi, il merito va alla famiglia Damiani e alla sua terza generazione, che attraverso una strategia di forte internazionalizzazione e valorizzazione produttiva sta ridando linfa vita a Venini, “perché il nostro compito è per migliorare, implementare, aumentare, tramandare il prestigio del brand che abbiamo ereditato e lasciare quanto di meglio per il futuro”. Parola del Presidente Venini, Silvia Damiani.

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Damiani sta alla gioielleria come Venini all’arte del vetro. Qual è il risultato di questo rapporto?
C’è una profonda sinergia tra questi due marchi. Per entrambi si parla di eccellenza artigianale (l’una nel vetro, l’altra nella gioielleria), si parla di maestri – orafi e vetrai – che ne tramandano l’arte, parliamo di due aziende della medesima storicità, fondate a pochi anni di distanza (nel 1924 Damiani, nel 1921 Venini). Ci sono numerosi punti di contatto quindi tra le due aziende, in termini filosofia di prodotto, di italianità, di altissima qualità, ma perfino nel target, perché chi ricerca la bellezza per la propria casa, allo stesso modo la desidera per la propria persona indossando gioielli e pietre preziose. Questo ci ha dato la possibilità di presentare, all’interno dei negozi, i prodotti Venini ai clienti Damiani e viceversa. Ne è risultato quindi che anche dal punto di vista commerciale i due brand si supportano, ampliando reciprocamente il loro giro d’affari.

Da febbraio il Gruppo Damiani è diventato proprietario unico di Venini: quali i progetti avete in serbo per il brand?
Io e i miei fratelli abbiamo creduto fin da subito in Venini. Dopo l’acquisizione nel 2016 della maggioranza, di recente abbiamo rilevato il 100% delle quote, scommettendo sulla forte intesa del brand con il Gruppo. Intesa che stiamo cercando di sviluppare nelle filiali estere del Gruppo Damiani: a partire dal mercato US che è ed è sempre stato importante per Venini; abbiamo fatto recenti investimenti in Corea e Giappone, dove abbiamo le filiali dirette, e in Cina. Il fatto di avere delle filiali Damiani già avviate offre la possibilità a Venini di garantire un supporto diretto agli acquirenti di quei Paesi.

Bulgari, Rome - Photo © courtesy of Bulgari

Bulgari, Rome – Photo © courtesy of Bulgari

La crescita del brand passa anche per uno sviluppo in campo contract e progetto?
Assolutamente. Il contract rappresenta per noi un settore molto importante, in particolare riguardante la produzione di oggetti artistici per l’illuminazione che hanno la possibilità di entrare in grandi opere, anche architettoniche. Stanno per avviarsi diversi progetti e collaborazioni interessanti, riprendendo proprio la storicità del brand che già negli anni ‘60 e ‘70 aveva avviato una grande produzione concentrata sul contract. Ci dedichiamo all’ospitalità a 360gradi, con clienti prestigiosi come Bulgari e Louis Vuitton che scelgono Venini per i loro store nel mondo. Vorremmo su questo tema essere sempre più propositivi: oltre ai pezzi unici e alle personalizzazioni a cui già ci dedichiamo, stiamo progettando elementi modulari che possono essere facilmente rivisitati o cambiati a seconda dell’esigenza, ma che trasmettano un’immediata riconoscibilità di Venini.

Un altro traguardo che taglierete insieme a Venini sarà il suo centenario, il prossimo anno. Qual è il suo segreto di ‘eterna giovinezza’?
Innovare nella tradizione. Io e i miei fratelli rappresentiamo una terza generazione, quindi per forma mentis sposiamo questo concetto. Abbiamo sempre ritenuto che i diktat di Paolo Venini dovessero essere un caposaldo, così come chiaramente la tecnica che costituisce un patrimonio italiano che deve mantenere la sua unicità; è poi nel design che cerchiamo di portare elementi di innovazione continua. Un percorso poi non così difficile perché è sempre stato nel DNA del brand. Venini è infatti nata in un momento in cui le forme pulitissime che proponeva (come quelle disegnate da Carlo Scarpa) erano fuori dall’ordinario. I festeggiamenti del centenario si svilupperanno tra il 2021 e 2022, puntando certamente anche sul digitale a cui perfino un’azienda storica come Venini sta guardando con interesse; e l’apertura del canale e-commerce ne è un esempio. Innovarsi significa anche questo.

Fragments by Venini, Design Fratelli Campana

Fragments by Venini, Design Fratelli Campana

La Sentinella di Venezia by Venini - Photo © Enrico Fiorese

La Sentinella di Venezia by Venini – Photo © Enrico Fiorese

Chi è oggi l’acquirente Venini?
Negli anni Venini ha acquisito nuovi affezionati tra i giovani. Ma in generale Venini ha due tipi di consumatori: chi ama il brand per la decorazione della casa e che vede i suoi prodotti anche come prezioso regalo per occasioni importanti (un dono Venini è sempre cosa gradita e per noi grande orgoglio); e, d’altro canto, il collezionista Venini, dal momento che negli anni abbiamo introdotto nella nostra produzione collezioni di designer o artisti italiani e internazionali in edizioni limitate. Si tratta quindi di prodotti che nel tempo acquisiscono valore; abbiamo sempre lavorato per dare un valore al design quale espressione dell’oggi, che resta anche per il domani. Venini è il marchio che alle aste ha battuto prodotti dal valore più alto: appartiene a Venini, infatti, l’opera di vetro di Murano tra le più pagate della storia che con “La Sentinella di Venezia” firmata da Thomas Stearns nel 1962 ha raggiunto ben 737mila dollari. Inoltre, Venini gode del vantaggio della nomea del design italiano, che negli ultimi decenni ha avuto un – la cintura –  enorme slancio in tutto il mondo, apprezzato da chi ricerca il lifestyle Made in Italy, non solo nell’arredo ma anche nell’home decoration.

La storia di Venini intreccia da sempre quella dei grandi Maestri del design internazionale: quali le più iconiche collaborazioni?
Parliamo di importanti artisti fin dagli albori. Carlo Scarpa, Gio Ponti, Fulvio Bianconi, Napoleone Martinuzzi, e più recentemente Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Gae Aulenti, i Fratelli Campana… sono veramente tanti! Sono affezionatissima a una lampada che ho a casa, Replicante, un pezzo di Mimmo Rotelli, ma non vorrei dimenticare nessuno. Siamo molto fortunati perché abbiamo lavorato con i più grandi maestri e altri, seppure meno noti, dalle altissime capacità artistiche. Siamo riusciti così a comporre un Museo interno attraverso l’archivio di tutti i pezzi e disegni originali, e speriamo di renderlo visitabile al pubblico quanto prima. Potrà essere sicuramente un modo per raccontare i cento anni che andremo a festeggiare.

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La collaborazione con Peter Marino è invece tra le più recenti, ma ha fornito esiti sorprendenti. Come siete riusciti a combinare l’elegante storicità del brand con il carattere visionario e irriverente del designer newyorkese?
Tutto è nato quando Peter Marino ha scelto Venini per arredare i negozi di Louis Vuitton che stava progettando. Così gli abbiamo proposto di disegnarli lui stesso e noi li avremmo realizzati. È così seguita la collezione di vasi Black Belt, dove non solo ha aggiunto il suo stile creativo, ma anche un fattore che secondo lui mancava, ossia la funzione d’uso: non voleva che fossero solo oggetti da mostrare, ma vasi dove i fiori dovessero esserci sempre! Le forme sono semplici, ma di grande eleganza, connotate dall’elemento a lui così caro, la cintura, ricavata dalla tecnica antica del “sommerso”. Proseguiremo certamente la collaborazione con lui, già dalle novità 2020.