Il mondo del luxury non resta a guardare

Il comparto dell’arredo luxury appoggia la richiesta di ripresa delle attività produttive da parte di alcune aziende della design industry, insieme a FederlegnoArredo; ma nel frattempo si prepara alla ripresa abbracciando il digitale

Gianfranco Ferré Home

Non è esente dalle difficoltà della situazione attuale il comparto dell’arredo luxury, tutt’altro. A maggior ragione se si considera che si tratta di un settore che lavora quasi totalmente con l’estero, attraverso progetti e contract. Ma emerge la voglia di fare “elaborando nuovi concetti, nuovi prodotti, nuove forme di comunicazione con la clientela, sentendoci  più forti e determinati di prima”, per usare le parole di Leopold Cavalli (Visionnaire).
C’è chi non si è mai fermato, come Giorgio Collection, chi sta sfruttando questa fase di lockdown per rafforzare la struttura organizzativa, come Angelo Cappellini, e chi, come Richard Ginori o Turri, punta sul digitale, adattando la propria storicità alle potenzialità di strumenti contemporanei per raccontarsi in modi alternativi e avvicinarsi a un nuovo target.

Il settore mostra tutta la forza e caparbietà che ha portato molte di queste imprese a vantare una pluridecennale o addirittura centenaria storicità. Ma queste virtù da sole non bastano. Inevitabile è per tutti la necessità di riprendere a produrre quanto prima. Per questo l’iniziativa promossa da un gruppo di aziende della design industry, insieme a FederlegnoArredo, espressa in un Design Manifesto per chiedere l’avvio delle attività produttive il 20 Aprile, trova appoggio da parte delle imprese del comparto “Classic & xLux”. Una necessità condivisa per ridare fiato alle realtà industriali, ma anche alla ricca e ramificata filiera artigianale che da esse dipende.

 

“E’ un’iniziativa lodevole nei contenuti ma sarebbe stata più efficace se corale da parte dell’intero comparto Arredo Design – sottolinea Leopold Cavalli, CEO di Visionnarie – Ritengo che la priorità sia riaprire tutta la filiera produttiva, i negozi italiani al limite, possono attendere il 3 Maggio e continuare a lavorare nel frattempo in Smart Working. Ogni azienda deve essere messa in grado di chiudere il ciclo produttivo degli ordini già incamerati; siamo tutti rimasti con produzioni non completate e a committenza spesso internazionale, rischiando sempre più, giorno dopo giorno, l’annullamento degli ordinativi e la richiesta di restituzione degli anticipi, già pagati dai clienti esteri. Una condizione che farebbe ‘saltare il banco’ di qualsiasi azienda, piccola o grande che sia”.    

Preoccupazioni condivise da Alain Prost, AD di Richard Ginori: “Sarebbe importante ripartire quanto prima nel rispetto dei protocolli sanitari e della sicurezza, soprattutto per quanto riguarda l’ufficio prototipazione, essenziale per poter continuare a portare avanti i progetti in corso il cui lancio è slittato alla fine del 2020. I tempi della messa a punto degli articoli in porcellana sono piuttosto lunghi ed è quindi necessario concludere al più presto queste attività per non pregiudicare gli ordini dei prossimi mesi.”

Leopold Cavalli, CEO di Visionnaire

Fabio Masolo, Presidente di Giorgio Collection

Se da una parte le aziende si ritrovano su un fronte comune – come sintetizza Moreno Brambilla, CEO di Jumbo Group: “Non possiamo che essere d’accordo con quanto proposto dai colleghi del settore, far ripartire la produzione è indispensabile, garantendo salute e sicurezza dei lavoratori, dal momento che il nostro comparto è strategico per l’economia italiana”, dall’altra Giorgio Collection ha creato un caso esemplare nel panorama, forse un unicum: “Non abbiamo mai chiuso – rivela il Presidente Fabio Masolo – Questo è stato possibile perché il Decreto ministeriale del 25 Marzo stabiliva che non era possibile proseguire nelle attività produttive fatta eccezione per carico e scarico di prodotti già in magazzino. Il nostro vantaggio è stato che avendo oltre mille articoli in stock sono riuscito comunque a consegnare la merce pur lavorando a ranghi ridotti”. Russia, Cina, Vietnam e Polonia gli stati di destinazione.
“Ovviamente tutta la mia filiera e le produzioni customizzate, circa il 30,35%, stanno risentendo della situazione di chiusura e noi questo mese abbiamo lavorato al 50% di quanto avremmo potuto fatturare, ma almeno non ci siamo fermati. Non tutto il mondo è fermo e la domanda costante è: ‘Quando potete consegnare?’”.

Modalità alternative di attività e di comunicazione sono sate messe in campo dalle aziende per dare segno di continuità, modalità che attingono dal mondo digital e dalle sua potenzialità, sorprendentemente fatte proprie anche da un comparto come quello più tradizionale ed elitario del lusso. “Uno degli asset principali su cui ci siamo mossi è il digitale, in cui credo molto perché anche la bellezza deve adeguarsi al mondo e al tempo: in un’epoca in evoluzione il digitale è l’unico strumento che riesce ad unire anche durante una situazione imprevedibile come quella che stiamo vivendo – dichiara Annalisa Tani, Brand and Product Director di Richard Ginori – Abbiamo lanciato progetti digitali, come You&Ginori, Ginori in Classe e Designers in the Kitchen, per dialogare con i nostri follower fornendo al contempo contenuti molto forti; sempre il digitale sarà un strumento che adotteremo per il lancio dei nuovi prodotti non appena sarà possibile, accanto a eventi ad hoc e all’inaugurazione del nuovo showroom interno alla manifattura Ginori: punteremo quindi su una combinazione tra fisico e digital”.

Sulla medesima scia, anche Turri: “Stiamo spingendo tantissimo, con importanti investimenti, i canali social dell’azienda, che al momento ci stanno dando importanti riscontri e al contempo la possibilità di far comunicazione e pubblicità, in un momento in cui dal punto di vista distributivo e produttivo siamo fermi”, dichiara il presidente Andrea Turri.
“Non sono fiducioso su una possibile riapertura anticipata delle attività rispetto a quanto stabilito dal decreto – prosegue il Presidente – ma siamo stati tra le ultime aziende a chiudere adottando fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria tutte le misure di sicurezza (dalla sanificazione della fabbrica, all’uso delle mascherine, agli orari di ingressi e uscite differenziati) quindi siamo già pronti a ripartire, seppur sappiamo che la produttività sarà al 70% e non oltre”.

Andrea Turri, Presidenti di Turri

Fabio Merli, Direttore Generale di Angelo Cappellini

Alla riapertura guarda anche Fabio Merli, Direttore Generale di Angelo Cappellini: “In questi giorni stiamo lavorando per organizzare la ripresa, insieme al responsabile della logistica e al nuovo direttore di produzione. E’ necessario rimettere in moto le attività per non dare ulteriori segnali di preoccupazione ai nostri clienti che sono in tutto il mondo. Vogliamo ripartire velocemente, ma la problematica è fare in modo che anche tutta la nostra filiera e fornitori siano allineati con noi”.  L’azienda intanto porta avanti i progetti per il decennale del brand Opera Contemporary e le attività previste per il 2020: “Quest’anno il brand contemporaneo dell’azienda festeggia i 10 anni di fondazione, il prossimo anno sarà la volta di Angelo Cappellini e il suo 135esimo anniversario: abbiamo tanto da fare e nonostante questa situazione gli obiettivi non sono cambiati. Sfrutteremo modalità di presentazione in 3D e interattive per raccontare le novità del brand”.

E proprio il tema delle novità di prodotto è uno dei punti caldi di questo primo semestre 2020 che si ritrova a soffrire della cancellazione del Salone del Mobile di Milano, vetrina indiscussa per il lancio e la presentazione delle nuove collezioni al pubblico internazionale.  Un tema trattato – a differenza dell’accorata e unitaria esigenza di ripartire nella produzione – in modalità differenti dalle aziende.
“Stiamo mettendo in atto un piano di lancio delle nuove collezioni che inizieremo a svelare nelle prossime settimane, e che prevederà un rafforzamento della comunicazione digital e social, eventi, partnership e attività dedicate alla stampa, ai clienti e ai nostri dealer”, rivela Moreno Brambilla.

“Valuterò se presentare la nuova collezione al Salone del Mobile di Mosca a Ottobre – dichiara invece Fabio Masolo – o rivelarne una preview ai miei dieci top client a Novembre, per poi lasciare la vera presentazione al prossimo Salone di Aprile, dove però i miei clienti potranno contare sulla consegna immediata dei prodotti, potendo iniziare a produrli questo autunno”.

Moreno Brambilla, CEO di Jumbo Group

Noi eravamo pronti a partecipare al Salone del Mobile 2020 , se ci fosse stato chiesto, anche a settembre. Si sarebbe potuto forse osservare più a lungo l’evolversi dell’emergenza sanitaria in modo da potere trovare anche metodi alternativi di accesso alla partecipazione fieristica, ad esempio nella formula ‘a porte chiuse’, un pò come ha pensato la moda rimandando il Pitti al 2 settembre – conclude Leopold Cavalli – Ora dobbiamo preoccuparci di far rimanere Milano  la capitale del design mondiale. Intanto ci stanno proponendo diverse piattaforme di Fuori Salone che se sarà possibile si svilupperà sul territorio milanese, con visite guidate a gruppi di clienti in totale sicurezza, altrimenti sarà protagonista il format digitale che mostrerà, con l’ausilio di tutte le tecnologie, le nuove collezioni presentate negli show-room milanesi”.