Il mondo immaginifico di Elena Salmistraro

È il mondo che la circonda ad ispirarla, ma la sua rilettura ne fa emergere il lato più fantasioso, colorato ed emozionale. Tra i volti più rappresentativi del design contemporaneo, Elena Salmistraro ci porta nella sua realtà, sorprendente e imprevedibile. Come le novità che firma per il 2021

Elena Salmistraro - Photo © Virginia Bettoja
Elena Salmistraro - Photo © Virginia Bettoja

Una formazione artistica, poi lo studio sia nel fashion design che nel product design. Questo il background che l’ha resa “una designer nel senso più ampio del termine”, sempre alla ricerca di un’espressione progettuale in cui possano confluire tutte le sue competenze. Elena Salmistraro è oggi uno dei volti più rappresentativi di quel design Made in Italy che crede nella sperimentazione e si affida a una creazione che attinge liberamente dalla vita e dalle emozioni. Con risultati iperdecorativi. Grazie a questa impronta fortemente ibrida ma identitaria, il suo percorso professionale si è ben presto arricchito di collaborazioni prestigiose e altrettanto varie: Apple, Disney, Vitra, Lavazza, Alessi, Bosa, De Castelli, cc-tapis, e non è ancora finita.

Lisetta by Bottega Intreccio, Design Elena Salmistraro

Lisetta by Bottega Intreccio

Cosa guida principalmente il tuo “fare creativo”?
Senza alcun dubbio le emozioni. Quando ho iniziato a disegnare l’ho fatto perché avevo la necessità di riversare su carta prima e su tela dopo, le mie emozioni, i miei bisogni, le mie necessità. Non vi era alcuna aspirazione o velleità, era semplicemente un’esigenza, che con il tempo è mutata, trasformandosi in lavoro. Crescendo mi sono resa conto che i miei disegni erano sempre più orientati alla descrizione di spazi, di luoghi fatti di oggetti e creature immaginarie. Elementi che ho imparato a codificare, scarnificare, decostruire, per rielaborarli successivamente in qualcosa di concreto e reale.

È stato un percorso lungo, di maturazione sia intellettuale che professionale. In questo mi ha aiutato molto anche la scoperta della ceramica, conoscerla a fondo, lavorarla, modellarla, mi ha permesso di visualizzare tridimensionalmente quello che prima viveva unicamente su un foglio di carta. È stato un passaggio fondamentale nel mio percorso professionale, per questo oggi cerco di ripetere lo stesso criterio anche con altri materiali. Riuscire a comunicare, ad esprimersi, a raffigurare delle emozioni attraverso i materiali è una delle priorità del mio lavoro.

Chimera by Cedit, Design Elena Salmistraro

Chimera by Cedit

Primates by Bosa, Design Elena Salmistraro

Primates by Bosa

Quali invece le ispirazioni maggiori? Penso anche alle forme antropomorfe o animalesche che spesso ritroviamo nelle tue opere
Potrà sembrare banale, ma la vera ispirazione è la vita stessa. Non mi vergogno a dire che l’idea va ricercata in ciò che ci circonda, in ciò che abbiamo più vicino a noi, perché in fondo è ciò che conosciamo meglio e che meglio possiamo raccontare, risolvere e indagare. L’ispirazione può arrivare da un film, da un libro, da un brano musicale, da una persona cara o da un personaggio che apprezziamo particolarmente. Non esiste un vincolo o una regola per definire quello che in fondo sarà il punto di partenza, l’input, la spinta nella ricerca progettuale.

Personalmente mi sono fatta trasportare da un documentario e da un viaggio per disegnare i Primates, ma ho anche raccontato quelli che sono i miei maestri del design con la collezione Most Illustrious, mi sono emozionata raccontando la storia di una famiglia di artigiani marchigiani quando ho disegnato Lisetta ed il suo abbraccio, e mi sono divertita nel raccontare il sorriso di mia figlia quando ho disegnato Greta, la borsa per UpToYouAnthology. Ovviamente il progetto dopo si evolve e muta a seconda delle esigenze, dei bisogni, dei materiali e dei costi. È sempre un lungo processo in continua evoluzione.

Greta by UpToYouAnthology, Design Elena Salmistraro

Greta by UpToYouAnthology

Distintivo è certamente l’uso del colore, mai scontato, proposto in abbinamenti arditi: quale valore ha per te e per i tuoi progetti?
Il colore a mio parere è un elemento fondamentale del progetto, ne può esaltare le caratteristiche come appiattirle completamente. Senza alcun dubbio un buon progetto rimarrà comunque un buon progetto, ma l’utilizzo sapiente del colore può far sì che questo si elevi ad un livello di complessità ed esplicitazione maggiore. Premetto che ogni mio progetto viene concepito in bianco e nero, anche i primi modelli di prototipo che realizziamo sono monotonali, la parte colorata e decorativa viene studiata ed elaborata in una seconda fase, proprio per dichiarare al meglio i volumi e le forme realizzate in precedenza. La scelta dei colori è spesso dettata dal racconto e dallo stato d’animo che si vuole attribuire ad un determinato progetto, solitamente ne definisce l’umore. In pratica utilizzo il colore allo stesso modo di come lo utilizzo nel disegno, inteso come dipinto, quindi attribuendogli delle caratteristiche ben precise, che tendano a regalare al progetto un’anima ed una profondità maggiore.

Ti destreggi con tanti materiali differenti – ceramica, rattan, tessuti – ognuno proposto con lavorazioni “ricche”: c’è molta artigianalità o tecnologia? O Entrambe?
Assolutamente entrambe. Come sempre mi piace navigare nel mezzo, mischiare, ibridare. Non ho mai creduto che l’artigianalità escluda a priori la tecnologia o viceversa, perché non li ho mai percepiti come elementi contrastanti. Credo si debba semplicemente imparare a fare ogni singola lavorazione nel modo migliore, considerandone pro e contro e non limitarsi ad una valutazione dei costi, riduttiva e avvilente.

The Space Escape by Moooi, Design Elena Salmistraro

The Space Escape by Moooi

Da un lato la tecnologia ci aiuta a superare alcuni limiti effettivamente esistenti nella produzione artigianale, penso ad esempio allo scambio di modelli tridimensionali al posto di disegni bidimensionali, ma allo stesso tempo l’artigianato ci offre un livello di dettaglio, qualità e unicità, difficilmente ottenibili attraverso la semplice tecnologia, come ad esempio decori, tagli o cuciture. Non amo le negazioni, i contrasti, gli opposti, credo sia sempre meglio far interagire, comunicare, dialogare, è un approccio a mio parere fondamentale, l’unico capace di creare una vera evoluzione.

A tuo parere l’interior dovrebbe forse acquisire uno sguardo più aperto e “contaminato”?
Dipende cosa si intende per interior, nel caso delle residenze private, credo che moltissimo dipenda da chi andrà ad abitarle. Spesso mi è capitato di entrare in appartamenti perfettamente disegnati ed arredati da bravissimi architetti che però non hanno alcun legame con la personalità e l’essenza dei padroni di casa. Per quanto riguarda i luoghi pubblici invece credo che si debba riuscire a far vivere al visitatore un’esperienza differente, il luogo deve essere caratterizzante, unico e concreto. In linea di massima credo sia più un discorso di unicità vs standardizzazione. Non credo in chi propone delle formule universalmente valide, da ripetere all’infinito. Invece ogni luogo ha il diritto di essere pensato e concepito nella sua peculiarità ed essenza.

Anticamera dei sogni by Elena Salmistraro, IKEA Italia

Anticamera dei sogni by Elena Salmistraro, IKEA Italia

Penso al progetto “Anticamera dei sogni” di IKEA: come è nata questa collaborazione e il suo risultato cosa intendeva rappresentare?
Anticamera dei sogni è stato un progetto molto divertente che mi ha proposto IKEA Italia. Per la prima volta uno store IKEA ha voluto e realizzato l’allestimento di un loro spazio in collaborazione con un designer esterno. La richiesta ovviamente era quella di raccontare IKEA da un punto di vista differente. Ho così studiato i vari cataloghi cercando di connettere a mio modo i vari elementi, e dopo aver trovato l’escamotage della giovane studentessa di grafica per legare il racconto all’installazione, mi sono divertita a mischiare elementi dalle caratteristiche quasi surreali con colori accesi e vivaci, creando una sorta di distorsione visiva.

Era bellissimo osservare questo spazio multi-color quasi psichedelico, con un grande faccione sulla parete ricavato grazie all’utilizzo di specchi e librerie, ed il soffitto pieno di sfere bianche come fossero nuvole, a contrasto con gli ambienti circostanti, realizzati invece secondo il classico stile IKEA, quindi nel più razionale dei modi possibili.

Quali sono le novità che presenti quest’anno? Nuove collaborazioni?
Quest’anno va tutto un po’ a rilento, nell’incertezza del futuro le aziende faticano a programmare. Con Cappellini abbiamo appena inaugurato la nuova installazione dello store in Via Santa Cecilia a Milano, dove abbiamo affrontato l’importante tema dell’Amor Fati in relazione al design ed alla azienda stessa. Un racconto ad immagini che sarà visitabile anche online. Arriverà sicuramente a breve anche la mia Urban Minerva a far compagnia a Topolino, realizzata sempre in collaborazione con Bosa e Disney. E molti progetti sono ancora in stand by da quasi un anno in attesa di poter effettuare un lancio ufficiale. Di nuovo arriverà la mia prima collezione disegnata per il brand di moda Marella. 

Amor Fati by Elena Salmistraro, Cappellini showroom, Milan

Amor Fati by Elena Salmistraro, Cappellini showroom, Milano

Elena Salmistraro collection by Marella
Elena Salmistraro collection by Marella
Elena Salmistraro collection by Marella
Elena Salmistraro collection by Marella

Elena Salmistraro collection by Marella