Le interviste di IFDM: Marva Griffin

Sogni, forza di volontà, entusiasmo: incontro ravvicinato con la signora che ha inventato il Salone Satellite. Che oggi festeggia con gioia (e con una mostra in Triennale) i 25 anni della sua creatura, passati senza smettere un secondo di credere nel lavoro dei giovani

Marva Griffin

Da cosa è nato il Salone Satellite?
Nella seconda metà degli anni ’90 iniziava a crearsi quello che poi sarebbe diventato il Fuorisalone: le azienda che non riuscivano a essere in Fiera si creavano il loro spazio, nasceva un nuovo modo per partecipare all’evento. Tra questi c’erano anche alcuni giovani, spesso appena usciti da scuola, con una loro creatività che volevano mostrare ai produttori. Per loro era molto difficile. Chi poteva permetterselo prendeva degli spazi nei posti più impensabili: al mattatoio, per esempio.. Tanti di loro, che andavo a vedere nel mio scouting per le riviste per cui lavoravo (American House & Gardin, Maison & Jardin…), sapevano anche che ero coinvolta con il Salone: con Manlio Armellini avevo organizzato il Salone del Complemento d’Arredo e altre cose. Quindi in tanti mi chiedevano come fare per poter entrare in Fiera. Avrei voluto fare qualcosa per, con loro. Un giorno Armellini mi convocò e mi disse “Marva, la Fiera ci ha dato un padiglione per realizzare eventi speciali. Vedi se può andare bene per il tuo progetto dei giovani”. Il Satellite è nato così. Adesso ogni fiera ha qualcosa del genere, ma a quell’epoca nessuna istituzione si occupava dei ragazzi.

In 25 anni come sono cambiati il Satellite, i designer, il mondo?
Non è stato un cambiamento. Un’evoluzione, semmai, che noi abbiamo seguito adattandoci. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo, ma la creatività rimane la stessa: you have it or you don’t. Adesso vedo molta libertà di scelta: c’è chi usa le tecnologie digitali e chi le ignora, chi usa la AI e chi invece non ne vuol sapere. È lo stesso percorso di evoluzione seguito dal Salone del Mobile, che negli anni è diventato qualcosa di unico al mondo.

Cosa ha determinato il successo del Salone Satellite? 25 anni sono tanti…
A me sembra ieri. La mattina presto arrivavano i produttori, prendevano un oggetto, una sedia, la alzavano, la toccavano, provavano una lampada. Il rapporto con i ragazzi iniziava così. E questo ha funzionato soprattutto con gli imprenditori italiani. Che poi sono quelli con cui tutti vogliono lavorare.

Perché?
Intanto perché il Made in Italy è una garanzia. E poi l’approccio che ha il produttore italiano ha nei loro confronti non ce l’ha nessuno al mondo. Konstantin (Grcic, ndr) mi ha detto che Eugenio Perazza, fondatore di Magis, per lui è stato come un padre. Anche con discussioni aspre: quando Perazza gli ha chiesto di disegnare una sedia lui ha risposto “I don’t want to do another chair”, qualcosa di superfluo. Ed è da questo scontro che è nata la meravigliosa Chair_One. L’ho vissuto in prima persona, lavorando con con Piero Busnelli (fondatore di B&B Italia, ndr): arrivava Tobia Scarpa con un disegno e mi diceva “Dallo a Rolando”, che gestiva il CRS, “digli che la prossima settimana arriveremo con Afra da Montebelluna e ne parliamo”. E poi si trovavano, Scarpa, Busnelli e Rolando, era un give and take: Tobia arrivava con l’idea, Busnelli e Rolando trovavano come realizzarla. Questo è quello che i ragazzi trovano con i produttori italiani.

Quanti, chi sono i designer famosi passati dal Satellite?
Sono tantissimi, non ti do nessun nome perché per me valgono tutti i 14.000 che ci sono passati.

C’è mai stato un momento in cui hai detto “Chi me l’ha fatto fare?”
Mai. È stato realizzare un sogno. Io vengo da una famiglia numerosa, tra fratelli e cugini sono sempre stata in mezzo ai giovani. E mi diverte ancora moltissimo.

La cosa più bella di questi 25 anni?
Quando apro un giornale e vedo il lavoro di qualcuno di questi ragazzi, oppure quando ricevo una loro lettera di ringraziamento. La soddisfazione di vedere che i loro sogni si sono realizzati.

Marva Griffin
Marva Griffin

Il momento più memorabile?
Non ce n’è uno, sono davvero tanti.

E sulla mostra organizzata alla Triennale cosa mi puoi anticipare?
Non so niente, la vedrò come te il giorno dell’inaugurazione. È curata da Beppe Finessi, e l’unica cosa che mi ha detto è questa: “Ho fatto la mostra per i dieci anni del Satellite (la mostra Avverati, a dream come true), in Fiera; quella per i 20 alla Fabbrica del Vapore. E adesso non c’è due senza tre. Ma non farò una mostra di prodotti come le altre volte”. Ci saranno materiali, fotografie, e i prodotti selezionati da lui dalla collezione permanente del Satellite, all’interno della nuova sede del Polo Formativo del Legno Arredo Fondazione ITS Rosario Messina a Lentate sul Seveso. Collezione che adesso va in mostra a Hong Kong.

Non sarebbe male che questa collezione trovasse una collocazione più vicina alla città…
Ma no! Hanno creato la scuola, hanno creato lo spazio. È giusto che sia lì. Si va a Lentate, c’è anche il treno. Anche gli stranieri ci vanno, arrivano con i pullman.

Progetti per il futuro?
Vivo il presente. E spero di poter realizzare ancora tanti altri sogni.