L’incantesimo del colore

Un caleidoscopio cromatico avvolge di inaspettata meraviglia le creazioni dell'interior designer newyorkese Sasha Bikoff, tra arredi vintage rivisitati con vivaci texture ed eleganti dimore “scolpite” in un'esplosione di nuances. In un melting pot ispirazionale dall'estetica sublime

Sasha Bikoff
Sasha Bikoff

Il Rococo Francese del XVIII sec., lo Space Age Modern anni Sessanta fino alla poetica del decoro narrata dal Movimento Memphis negli ’80 si combinano in squisita armonia nell’audacia creativa di Sasha Bikoff. In un’imponenza stilistica ed estetica espressa da molteplici creazioni – dal suo debutto come interior designer in un’esclusiva dimora del The Dakota di New York alla creazione di oasi eclettiche per clienti upper class alla recente installazione a Palazzo Versace durante la scorsa Design Week milanese – la giovanissima newyorkese svela la sua profonda conoscenza del design attraverso patterns immaginifici e cromie accese che “vestono” ogni dettaglio. Un mondo onirico ed emozionale scandito da un’opulenza haute couture. Come Sasha svela a IFDM magazine.

Palazzo Versace, Fuorisalone
Palazzo Versace Home, Fuorisalone

Sasha, da dove nasce il Suo interesse per il design?
Il design mi è sempre interessato, fin da bambina. Guardavo mia nonna decorare casa, creare ornamenti floreali, prendersi cura del giardino, cucinare piatti meravigliosi, organizzare feste sofisticate. Era una vera maestra in materia di gusto e stile. Ho sempre ammirato gli interni, ma sono diventati un’ossessione solo dopo che mi sono trasferita a Parigi, per frequentare l’Università. Qui abitavo nella casa di un famoso designer di interni in Rue de Lille, dietro il Musée d’Orsay, dove si trovavano tutti i più famosi antiquari francesi presso i quali Yves Saint Laurent, Pierre Bergé e Karl Lagerfeld erano soliti fare i loro acquisti. Nel fine settimana, andavo al mercatino delle pulci per imparare tutto quello che potevo sul design. All’epoca avevo un fidanzato inglese figlio di una famosa decoratrice di interni che lavorava per tutte le rock star di Londra e che mi ha introdotta nel mondo del design della città. Fotografavo tutti gli articoli d’arredo e i progetti che mi piacevano e organizzavo le foto per cartelle sul mio computer. Qualche anno dopo, ho cominciato a lavorare presso la galleria d’arte contemporanea di Chelsea a New York. Facevo la gallerista, ero immersa nel mondo dell’arte, tutti mi invidiavano per il mio lavoro, ma per me tutto si riduceva alla vendita e al commercio e sentivo che la mia creatività era inibita. Ho imparato molto da questa esperienza, come lavorare con i clienti e come condurre uno stile di lavoro organizzato, ma ho una natura creativa e dovevo rischiare e seguire la mia vera passione, che era il design di interni. Ho avuto il mio primo incarico e il resto è storia. Non ho mai studiato design a scuola, né lavorato per un interior designer, quindi il mio approccio al design è diverso. Penso di essere nata con questo dono e che proprio il mio background atipico mi abbia permesso di distinguermi.

305 Fitness ph. Patrick Cline
305 Fitness ph. Patrick Cline

Come definirebbe la Sua visione creativa?
La mia visione creativa prende ispirazione da moltissime fonti, in primis dalla natura. Mi viene chiesto spesso da dove arrivi il mio senso del colore e io rispondo che in una stanza i colori funzionano esattamente come in natura. Non gioco seguendo le regole del design. La mia creatività è guidata dalle emozioni, come la felicità, l’amore, la gioia e a volte persino il mio lato oscuro. Credo che gli spazi dovrebbero innanzitutto produrre vibrazioni ed essere trasformativi. La mia visione creativa prende spunto anche dalla moda, dal cinema, dall’arte, dall’architettura e dai viaggi. Sono alla costante ricerca di ispirazione per trovare idee nuove. A volte, le idee mi arrivano nel corso del progetto. Tratto lo spazio come se stessi dipingendo una tela: lavoro con il colore di sfondo e creo man mano il dipinto aggiungendo altri colori, motivi e texture. È questo il mio folle metodo.

Sasha Bikoff, 305 Fitness ph. Patrick Cline
Sasha Bikoff, 305 Fitness ph. Patrick Cline

La Sua estetica combina il rococò francese al pop degli anni ‘60, al modernismo francese degli anni ‘70 e all’eclettismo della Memphis degli anni ‘80. Cosa La affascina di questo universo creativo?
Mi piace evocare un certo stile di vita nei miei interni. Il rococò francese trasmette un senso di opulenza e femminilità. Adoro la lavorazione dei decori dorati floreali e i toni pastello e l’immagine di Maria Antonietta insieme alle dame di compagnia che la pettinano e le fanno il bagno e intanto mangiano pasticcini francesi. Il mio obiettivo è mescolare la vibrazione sofisticata di questa epoca con i mobili del futuro. Negli anni ’60, tutto era esplorazione e scoperta di ciò che era sconosciuto. Tutto quello che ha a che fare con lo spazio, i pianeti e le stelle mi affascina e c’è anche un senso di Romanticismo in quest’epoca. Mi piacciono le materie plastiche nei mobili a forma di bolla e di uovo. È l’avanguardia della creatività. Infine, ho una profonda connessione con il movimento Memphis Milano degli anni ’70 e ‘80. L’era della disco è stata un’altra stagione di opulenza, gli interni incorporavano forme e colori divertenti. Mi piace lo stile di vita di tutte queste epoche e il design che ha accompagnato questi periodi mette in luce un modo di vivere glamour che trovo affascinante.

Come riesce a combinare queste correnti stilistiche così diverse?
Un designer deve essere in grado di mescolare epoche e stili differenti. Combino gli arredi in modo tale da creare un collegamento equilibrato fra ciascun pezzo, affinché l’occhio possa percorrere lo spazio in modo eccitante ma molto naturale. È un po’ come il gioco di unire i puntini, per qualunque pezzo d’arredo tramite i colori e i materiali si possono fare collegamenti all’interno della stanza.

Il melting pot che si “respira” a New York è un elemento che ispira le Sue creazioni. Come lo interpreta nella decorazione di interni?
New York è casa mia ma, pur amando la mia città, traggo ispirazione da città europee più antiche, dai luoghi di mare e dai contesti in cui la natura è più presente. Tuttavia, è New York che dà ai miei lavori un look urbano esclusivo. È il fatto di essere una ragazza di città che rende i miei interni alla moda e di tendenza.

Hudson Valley, Ph Patrick Cline
Hudson Valley, Ph Patrick Cline

Quali sensazioni dovrebbero evocare i Suoi progetti nelle persone che vi entrano in contatto?
Il mio obiettivo è creare un’esperienza extracorporea e un mix di emozioni. Voglio che le persone siano felici e allegre, ma al tempo stesso che ci siano un certo mistero e una certa sensualità. Desidero trasportare le persone in diversi posti. Mi piace il concetto di attribuire una qualità materiale a uno spazio che trasmette vibrazioni intellettuali e cosmopolite. È importante anche che lo spazio racconti la storia di chi ci vive e che quella storia ritragga i sogni, le aspirazioni, le ispirazioni e le passioni di quella persona.

Quali sono secondo Lei oggi le principali tendenze dell’interior design?
Penso che stiamo uscendo dall’era del beige, dei bianchi, dei crema e dei grigi. Credo che le persone si stiano aprendo di più al colore e all’ecletticità nel design e che stiano superando il preconcetto di dover creare a tutti i costi design simmetrici e acquistare soluzioni complete in showroom anziché mescolare diversi materiali, texture e marchi. Direi anche che il vintage e l’antiquariato stanno tornando in voga.

Palazzo Versace, Fuorisalone
Palazzo Versace Home, Fuorisalone

Fra le Sue passioni, c’è quella di rivestire pezzi vintage con tessuti provenienti dal mondo della moda. Ci fa qualche esempio di marchi o stilisti?
Mi piace l’idea di creare pezzi unici e irripetibili. Ho iniziato a recuperare oggetti di antiquariato rari e pezzi vintage. Al momento di rivestirli di tessuto, ho voluto conservare il loro carattere singolare, così ho iniziato ad acquistare scampoli di tessuti provenienti dal mondo della moda. È il mio modo di ridurre la distanza fra la moda e il design, ma anche di creare oggetti d’arredo che sembrano davvero usciti dalla passerella. A volte, mi è capitato di trovare gli stessi tessuti di abiti che avevo nel mio guardaroba, stare seduta in una poltrona con indosso un vestito della stessa fantasia è buffissimo. Mi piace l’idea di giocare con il design e con il mio abbigliamento.

Dove va a cercare tessuti vintage per “vestire” i Suoi oggetti di interior design?Ovunque. Ogni volta che sono in viaggio, mi prendo del tempo per andare nei mercatini delle pulci, nei bazar o nei negozi di antiquariato. Credo che i miei pezzi migliori siano quelli che trovo durante i viaggi.

Kips Bay, Ph Genevive Garrupo
Kips Bay, Ph Genevive Garrupo

Fra i Suoi progetti, vi sono interni di ristoranti. Ce ne parla?
Ho iniziato da poco a lavorare con i ristoranti e mi piace moltissimo. Anche gli chef sono degli artisti e l’idea di creare design di stoviglie che si abbinino ai piatti è estremamente divertente. Ad esempio, per uno chef che aveva cucinato dei cannoli al fois gras, ho realizzato delle tortiere rosa in vetro di Murano contornate da ruches. Tutta la cultura dei ristoranti è divertentissima, perché si entra a far parte di un team e il décor si basa principalmente sul menu e sugli ingredienti, ma anche sull’esperienza culinaria nel complesso. Credo che i miei interni nascano proprio per essere vissuti in spazi pubblici, e il ristorante è il luogo in cui amici e familiari si riuniscono per mangiare buon cibo e bere, l’ideale per le atmosfere allegre e divertenti che creo.

Kips Bay, Ph Genevive Garrupo
Kips Bay, Ph Genevive Garrupo

Quali sono le icone del design che La affascinano maggiormente?
Sono molto affascinata da icone femminili del design come Elsie de Wolfe, Nancy Lancaster, Madeleine Castaing e Dorothy Draper, tutte donne che erano molto al di là della loro epoca e che hanno creato uno stile estremamente personale. Molti designer tendono a fare le stesse cose, mentre il mio obiettivo è quello di creare una brand identity che mi appartenga davvero. Quando ho deciso di diventare una designer, ho guardato l’esempio di queste donne e ho visto che avevano tutte una cosa in comune: un forte senso di identità estetica.

The Dakota, Ph Nicole Cohen
The Dakota, Ph Nicole Cohen

Una delle Sue creazioni alla quale è particolarmente affezionata è…?
Sono particolarmente affezionata a Dakota. È stato il mio primo progetto, realizzato per mia madre. Prima di me, aveva assunto due decoratori di interni, ma nessuno era stato capace di catturare correttamente la sua visione dell’ambiente. Ho messo tutta me stessa in questo lavoro e ho imparato tutto quello che so. A oggi, mia madre rimane il mio cliente più difficile e stimolante, tanto da avermi preparata ad affrontare tutti i clienti che sono arrivati dopo. Questa esperienza mi ha anche permesso di trovare il mio stile di lavoro, ovvero, prima di poter partire con un progetto di décor devo davvero conoscere il mio cliente, devo vedere come si veste, conoscere le sue passioni, sapere quali sono i suoi posti preferiti e a cosa si sente connesso. Solo dopo aver davvero capito la persona che hai davanti puoi creare uno spazio che la conquisti totalmente.

Come descriverebbe la Sua casa di Manhattan?
La mia casa di Manhattan è in costante trasformazione, ma in generale i miei amici dicono che sembra un bungalow di Palm Beach degli anni ‘80. La cucina è color verde mela e il soggiorno è di un rosa cipria. C’è un mix di oggetti d’arredo di antiquariato, vintage e contemporanei, tutti molto stravaganti, e per me rappresenta una dichiarazione della mia personalità.

Bridgehampton Estate, Ph Nicole Cohen
Bridgehampton Estate, Ph Nicole Cohen

La casa dei Suoi sogni è…
Il Palais Bulles di Pierre Cardins nel Sud della Francia.

Quali progetti o collaborazioni sta seguendo attualmente?
Una linea di tessuti che stanno per uscire per Fabricut. Ho creato tre stampe originali e due solidi di cui sono davvero entusiasta. Spesso creo cose che non trovo in giro, quindi sono davvero uniche e tipiche del mio marchio.

Dove vede Sasha Bikoff in futuro?
Mi piacerebbe avere un impero come quello di Donatella Versace, Tory Burch e Diane von Furstenberg, realizzare pezzi rappresentativi di uno stile di vita a 360 gradi, dalla moda alla casa.