Patricia Urquiola, Kengo Kuma (e molti altri) in mostra a Melbourne

Oltre cento artisti e designer in mostra alla National Gallery of Victoria

La caffetteria del museo reinterpretata da Adam Nathaniel Furman con Sibling Architecture. Foto: Eugene Hyland
La caffetteria del museo reinterpretata da Adam Nathaniel Furman con Sibling Architecture. Foto: Eugene Hyland

Più di cento artisti e designer provenienti da oltre 30 Paesi: è la seconda edizione della Triennale della National Gallery of Victoria, aperta gratuitamente al pubblico di Melbourne, in Australia, fino al 18 aprile 2021.
L’esposizione ruota intorno ai quattro pilastri tematici di illuminazione, riflessione, conservazione e speculazione, affrontando alcune delle questioni più rilevanti e urgenti a livello globale del nostro tempo, tra cui l’isolamento, la rappresentazione e la speculazione sul futuro attraverso le riflessioni di designer, artisti e architetti, attingendo all’intimità e allo stupore, alla tristezza e alla bellezza, alla rovina e all’ispirazione, per creare un microcosmo del mondo attuale.

Botanical pavilion di Kengo Kuma e Geoffrey Nees
Botanical pavilion di Kengo Kuma e Geoffrey Nees

Per i fortunati che vivono a Melbourne, da non perdere l’intero piano dedicato alle opere sulla luce e l’illuminazione in dialogo con la collezione storica del museo; l’opera video monumentale dell’artista turco Refik Anadol che si estende per 10 metri di altezza e larghezza, che utilizza l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico e il calcolo quantistico per visualizzare i nostri ricordi digitalizzati della natura; un’enorme scultura lucidata a specchio di Venere, dea romana dell’amore, dell’artista americano Jeff Koons, insieme alla presenza, in anteprima mondiale, di un’opera dell’artista francese JR, che porta l’attenzione sul declino ecologico del fiume Darling con un maxi artwork formato da cinque vetrate colorate che raffigurano frutticoltori che sono stati costretti a rimuovere e bruciare i frutteti locali.

La Venere di Jeff Koons
La Venere di Jeff Koons

Per gli appassionati di design, Patricia Urquiola con Recycled woollen island, arredi in tessuto riciclato realizzati a mano in India sotto forma di maxi calzini, ispirati dall’abitudine dei visitatori del museo di togliersi le scarpe per sdraiarsi e guardare il soffitto. In mostra, anche il maestro dell’architettura giapponese Kengo Kuma, che ha collaborato con l’artista di Melbourne Geoffrey Nees per creare il Botanical pavilion, un padiglione circolare realizzato con legno recuperato da alberi abbattuti o rimossi durante la siccità del Millennio, con specie botaniche codificate a colori, un luogo per la contemplazione, ricordandoci i nostri rapporti con la natura e l’un l’altro.

Recycled woollen island di Patricia Urquiola
Recycled woollen island di Patricia Urquiola

Infine, tra gli spazi più colorati e instagrammabili, quello curato dal giovane designer inglese Adam Nathaniel Furman e dagli australiani Sibling Architecture: una nuova commissione che trasforma la caffetteria Gallery Kitchen del museo in un ambiente multicolor, attingendo al vocabolario progettuale del boudoir, del salone e del night club, per un’area accogliente e divertente, dove ricaricarsi di energie positive in uno spazio museale, finalmente.