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A Shenzhen, Doko Bar si ispira alla teoria dei quindici minuti di notorietà di warholiana memoria per imboccare la vanità social e ripristinare l’avvicinamento sensoriale con l’esperienza culinaria. In questo caso con i deliziosi dessert che tengono il ritmo di atti praticamente performativi, dall’impasto dello chef al post su Instagram

Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen
DATA SHEET

Owner: Doko Bar
Interior design: Waterfrom Design
Furnishings: on design, Cassina, Frank Chou
Photo credits: Kuomin Lee

Quello di Waterfrom potrebbe essere inquadrato come un esperimento sociale sul mondo reale e su quello della rete impostato attraverso un filtro sottile, etereo, che ne definisce le distanze rendendole superabili. Non una critica sulla ‘mania’, spesso rimproverata, di fotografare e postare il cibo impiattato prima di mangiarlo, quanto la riflessione sulla complessità delle relazioni interpersonali, sulla continua ricerca di consenso che sta alla base della condivisione di particolari della propria vita privata e l’intuizione, azzeccata, di monetizzarla.

Del resto che “nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti” lo aveva predetto Andy Warhol pur non avendo un’idea di quali sarebbero stati i mezzi. Oggi apparire soddisfa il bisogno di gloria e i social network rappresentano il palcoscenico ideale sul quale il narcisista può mettersi in mostra dando il meglio di sé. E se fotografare il cibo per questi scopi ha creato un distacco sensoriale dall’esperienza culinaria stessa, Doko Bar si prefigge di aggiornare la ritualità del pasto rendendolo reale attraverso “l’incessante gioco del vivere e del mangiare”.

Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen

Il dessert bar prende spunto dal teatro contemporaneo immersivo che utilizza la superficie tridimensionale come un enorme spazio scenico per assicurare un’esperienza dinamica e sensoriale in cui, durante il profetico quarto d’ora, i clienti e le professionalità operanti risultano parte integrante di un gioco delle parti orchestrato che si deve per forza accettare per procedere oltre. L’intero spazio può essere paragonato a un palcoscenico a 360 gradi che, riflettendo i confini sfocati tra il mondo reale e quello virtuale, permette alle persone di diventare parte dello spettacolo gastronomico sia da osservatori sia da osservati, immobili o in movimento, dal basso come dall’alto.

Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen

Il fascino solido e nebuloso è restituito dai giochi di luce, dalle trasparenze, dalle consistenze materiche e dal colore, un energico rosso a contrasto con il grigio dei pavimenti in cemento. Waterfrom ha realizzato cortine semitrasparenti utilizzando fili di nylon e costruito pareti di diversa densità con rete metallica, lamiera zincata, acciaio inossidabile e robusto legno di olmo.

Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen

Nel negozio allungato, il piano terreno ruota intorno al bancone/palco multifronte dello chef formando una coppia di cerchi concentrici. Lungo il perimetro, in corrispondenza dei tavoli, la pioggia di fili di nylon si interrompe nei vuoti incorniciati da frame trasparenti di varie dimensioni, mentre al piano superiore lascia intravedere i corridoi presentati come passerelle performative per i flussi di ospiti che vanno a prendere posto o si dirigono verso le scale.

Altri riquadri ispirati alle cornici e agli schermi di Instagram scandiscono lo spazio formando finestre interne affinché ogni postazione possa essere percepita come una sorta di azione principale. Al centro della scena, apparentemente a mezz’aria, fluttua regale e misteriosa una gigantesca ‘scatola’ rossa all’interno della quale sono state allestite postazioni più appartate con divani e tavolini sferici. A detta di architetti e influencer, il punto più ambito.

Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen
Doko Bar, Shenzhen