Tables’ beauty

Le ultime tendenze in fatto di design dei tavoli parlano di una profonda e decisa evoluzione stilistica, innescata da un’appassionata ricerca su materiali e fogge di ispirazione geometrico razionalista, e soprattutto di nuovi stili di vita. La funzione ne esce sempre indenne

Minotti, Dan table, design Christophe Delcourt

Ricche di suggestioni inedite e dettagli sofisticati, le nuove collezioni di tavoli mostrano ora una matericità densa e un disegno modernista che trae spunto direttamente dall’architettura. In un’area di gusto che spazia tra unicità ed eleganza, si fanno largo forme geometriche e di decorazione più rigorosa, ma pur sempre presente, confinata nelle texture, nelle venature accentuate di marmo e legno, nelle imperfezioni che diventano connotazione.

Matera, disegnato da Paola Navone per Baxter, mostra tutta la possente presenza scenica del marmo e gioca con le sfumature del nero e del bianco che, variando da prodotto a prodotto, rendono ogni pezzo esclusivo. Come anche il tavolo della serie Ulysse prodotta da Elledue che enfatizza screziatura e colore del marmo accostati a un importante supporto in metallo, per un effetto polimaterico raffinato. Mentre Gallotti&Radice sceglie l’intarsio con motivo ‘tweed’ per il piano in legno di Maat, design Pietro Russo, unito ad una struttura in alluminio spazzolato a mano.

L’abbinamento tra materiali diversi è decisamente vincente e diventa un leitmotiv nelle proposte delle aziende. Balloon di Natevo, ad esempio, nasce dalla matita di Volodymyr Karalyus con basamento in ottone brunito e piano tondo in prezioso marmo Arabesco; come pure la serie Othello di Poltrona Frau, pensata da Roberto Lazzeroni in massello di frassino a lavorazione diamantata, per le gambe, e in marmo Fior di Pesco o in cristallo fumé per il top. Ed anche Dan, disegnato da Christophe Delcourt per Minotti, esibisce un netto contrasto tra l’alluminio del sostegno, nelle finiture opaco color liquirizia all’esterno e finitura lucida rame o verniciata bronzo chiaro all’interno, e il piano in marmo Calacatta incastonato nel legno.

Non c’è dubbio che la struttura portante non solo non è esteticamente meno rilevante del top, ma diventa in alcuni casi proprio il punto di forza, ribaltando l’ordine degli equilibri. Alessandro La Spada caratterizza fortemente il basamento di Kerwan, produzione Visionnaire, in cui acciaio e pietra si fondono in una visione ottica data dalla tensione di curvature concave e convesse; ed anche Mario Bellini evoca le centenarie piante pugliesi nel tavolo Torsion per Natuzzi, con un sostegno che è un intreccio di sei ‘petali’ di massello d’ulivo che si dischiudono per sostenere il piano in vetro extrachiaro; mentre Poliform plasma il legno come fossero sottili fogli di metallo in Kensigton, design Jean-Marie Massaud, con uno scenografico effetto a onde.

L’architettura è la fonte di ispirazione primaria per i creativi, quella minimalista e razionale degli anni ’50 e ’60 che mostra un rigore costruttivo mai banale.
Josef, design Samuel Accoceberry per Mood, riprende la tradizione tipicamente europea del ‘fratino’ rivisitandolo in chiave contemporanea e lo contraddistingue con un’originale sezione sfaccettata, a tratti triangolare e a tratti quadrata. Stessa semplicità apparente per Pipe di Moroso, design Sebastian Herkner, formato da tubi dritti o arrotondati che si intersecano tra loro. Per non parlare del dichiarato ‘amore’ nei confronti di Gio Ponti da parte di Molteni&C, che riedita il tavolo D.859.1 – un vero e proprio ponte a campata unica su cui poggia un piano di grandi dimensioni dalla forma affusolata – progettato dall’architetto nel 1958 insieme ad altri arredi e all’intero Auditorium annesso al Time&Life building di New York. Come in ogni schema architettonico, nessun dettaglio è lasciato al caso e alcuni pezzi tengono volutamente in evidenza elementi di congiunzione e innesto, normalmente occultati. Quadrifoglio di Porada, design Carlo Ballabio, mette in bella mostra il tondino in ottone di appoggio tra piano in cristallo trasparente e gambe in frassino; Canal, di Patricia Urquiola per Riva 1920, evidenzia il vano contenitivo centrale in ferro che unisce le liste del piano in massello.

Sono sempre equilibri architetturali le asimmetrie del piano di DisegualUmberto Asnago per Giorgetti – sul quale gioca un disegno irregolare composto da linee, angoli, rette e curve, inserti in cui inserire le ‘porzioni’ del piano; o delle gambe del tavolo Ordinal di Michael Anastassiades per Cassina, orientate diagonalmente rispetto al piano.

Infine, si offusca la linea di demarcazione tra pubblico e privato, i quali invadono i rispettivi campi con uno scambio delle parti: il contract si ‘riscalda’ a favore di sensazioni domestiche, la casa si apre ad accogliere sempre più ospiti. Miniforms realizza Colony Table su disegno di Skrivo, tavolo da pranzo e da ufficio con base in paglia di vienna naturale, struttura in frassino e top in noce canaletto, frassino, rovere vintage o ceramica. Mentre Kartell con I Table di Piero Lissoni, esplora nuovi confini dell’abitare contemporaneo e inventa il tavolo smart e multiliving, che mantiene la funzione di superficie di appoggio, di studio e di convivialità, ma può all’occorrenza trasformarsi in piccolo piano di cottura.