“Nella periferia di Belo Horizonte, la casa è un rifugio bucolico a cui si arriva solo dopo aver superato una catena montuosa, un viaggio che segna una netta transizione dal frastuono della città verso un ambiente sereno del tutto immerso nella natura. Gli uccelli tipici della regione, i seriema, si muovono liberi attorno alla casa, che porta il loro nome.

Il sito è caratterizzato da due scenari distinti, da un lato una vista aperta sulle montagne, dall’altro una densa foresta, fra di essi la casa si inserisce armoniosamente trovando un equilibrio fra la vastità del paesaggio e la dimensione protettiva di una residenza-rifugio. La casa è stata progettata come uno spazio per leggere, riposare, contemplare il paesaggio e condividere momenti con gli amici. Il desiderio dei proprietari era di creare un ambiente adatto allo stare insieme e alla lettura, dove l’architettura dialogasse con la poesia.

In architettura la poesia si fa disegno, più resta in libertà più diventa profondo. Qui, la linea poetica si materializza in un grande muro ondulato che divide la casa in due mondi distinti. Da un lato gli spazi per accogliere: luminosi, pieni di suoni, musica e movimento, con una vista aperta sulle montagne. Dall’altro, lo spazio dove rifugiarsi in solitudine per leggere e riposare: silenzioso, introspettivo, immerso nell’ombra della foresta.

La materialità rafforza la connessione con il paesaggio. Il muro di separazione, coperto di pietra scura, contrasta con il pavimento di pietra chiara. La casa è sia rifugio sia esperienza dell’abitare. Un solo materiale, la pietra, definisce la sua essenza. Casa Seriema è tempo, fiume, montagna, caverna. È, soprattutto, poesia”, Carlos Maia, Débora Mendes, Igor Macedo, architects.
Photo credits: Luisa Lage








