Le voci dell’architettura italiana al MAXXI

Al MAXXI di Roma, Dotdotdot apre Vitalità dell’architettura italiana 1946–2025 con una videoinstallazione che mette in scena otto protagonisti dell’architettura italiana in una conversazione sospesa sul passato, presente e futuro della disciplina

Vitalità dell’architettura italiana 1946–2025, MAXXI, Rome
Vitalità dell’architettura italiana 1946–2025, MAXXI, Rome

Al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma – l’architettura diventa conversazione, e la conversazione si trasforma in spazio. Ad aprire la mostra Vitalità dell’architettura italiana 1946–2025, inaugurata il 28 maggio alla presenza del Presidente Sergio Mattarella, una videoinstallazione di Dotdotdot definisce subito il tono del percorso: l’ingresso della Galleria KME si trasforma in un’agorà sospesa di voci, idee e posizioni.

Curata da Pippo Ciorra ed Elena Tinacci, la mostra ripercorre ottant’anni di architettura italiana. Ma invece di costruire una narrazione lineare o un canone ordinato, sceglie fin dall’inizio la complessità. Ciò che prende forma è meno un racconto che un campo di tensioni: punti di vista che si sovrappongono, convivono e talvolta entrano in attrito senza mai ricomporsi in una sintesi unica.

Otto protagonisti dell’architettura italiana – Stefano Boeri, Massimiliano Fuksas, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Renzo Piano, Franco Purini, Elisabetta Terragni, Paola Viganò e Cino Zucchi – sono ciascuno al centro di uno schermo dedicato, disposti su due livelli di gradonate. L’effetto è volutamente teatrale, quasi da assemblea civica: ogni voce ha il proprio tempo, ma nessuna ha l’ultima parola.

Come spiega Laura Dellamotta, co-founder e General Manager di Dotdotdot, l’intento non era costruire un pantheon di “grandi nomi”, ma qualcosa di più simile a una conversazione sospesa, posizioni intellettuali distinte collocate nello stesso spazio senza forzarle all’armonia. Non è l’accordo il punto, ma la tensione che si genera tra differenze.

Le interviste sono state girate negli studi degli architetti, ognuno con un set leggermente diverso ma all’interno di un impianto coerente. Ogni protagonista è seduto su una sedia scelta personalmente: un dettaglio semplice ma rivelatore, che introduce una dimensione individuale dentro una struttura condivisa. Dotdotdot ha seguito l’intero processo, dall’ideazione alla regia, dallo storyboard all’allestimento, con le riprese di Lucio La Pietra.

Ciò che emerge non è una storia unica dell’architettura italiana, ma una costellazione di posizioni. Attraverso le otto voci, la disciplina si muove tra rigore teorico e apertura, biografia e pensiero, fiducia nel futuro e lettura lucida del presente. Invece di appianare queste differenze, l’installazione le lascia emergere, vive, talvolta in attrito, ma sempre fertili.

In definitiva, l’installazione funziona come soglia e dichiarazione insieme. Non apre la mostra con risposte, ma con domande; non con una sintesi, ma con una pluralità. Al MAXXI, l’architettura non è solo esposta: viene messa in scena, interrogata e lasciata deliberatamente aperta.