Nel cuore più stratificato di Milano, tra le geometrie severe di piazza degli Affari e le rovine romane che emergono a pochi passi, Dimoregallery inaugura – dopo gli spazi di via Solferino, negli anni diventati una vera design destination – la nuova sede di via San Vittore al Teatro. La galleria si insedia accanto all’edificio della Borsa, quel Palazzo Mezzanotte del 1932 che custodisce ancora l’immaginario monumentale e metafisico dell’epoca in cui fu costruito: uno spazio sospeso, silenzioso, quasi irreale, dove la monumentalità novecentesca dialoga oggi con la provocazione contemporanea della grande scultura L.O.V.E. di Maurizio Cattelan, collocata nel 2010 davanti al palazzo. In questo tratto di città, tra architetture austere e strade appartate, Milano mostra una delle sue identità più dense e teatrali.


La scelta della nuova sede appare coerente con la visione costruita negli anni da Emiliano Salci e Britt Moran. Più che una galleria nel senso tradizionale del termine, lo spazio funziona come un ambiente narrativo, mutevole, pensato per accogliere la capacità di Dimorestudio di costruire scenografie e, dentro di esse, storie. Gli interni si trasformano così in set in continua evoluzione, dove arredi storici, opere d’arte e pezzi contemporanei vengono orchestrati secondo una logica cinematografica, fatta di tensioni, contrasti e richiami colti.


L’edificio, un’ex banca sviluppata su due livelli, conserva integralmente il caveau originario. È proprio qui che si concentra uno dei momenti più intensi del percorso inaugurale: il locale delle cassette di sicurezza, lasciato quasi intatto, ospita all’interno di teche in vetro alcuni oggetti progettati da Gio Ponti. La precisione metallica dello spazio bancario e la leggerezza progettuale dei pezzi esposti producono un cortocircuito visivo di rara efficacia.


La nuova sede conferma il carattere curatoriale della galleria, dove ogni elemento è selezionato come parte di un racconto coerente. Accanto alle creazioni di Dimoremilano e Interni Venosta compaiono riferimenti fondamentali della cultura progettuale italiana, da Luigi Caccia Dominioni a Nanda Vigo, mentre la collaborazione con Cardi Gallery introduce opere di Jannis Kounellis e di altri maestri del Novecento. Più che un allestimento, un dispositivo atmosferico in cui arte, design e memoria diventano materia viva.
Tutte le immagini © Andrea Ferrari courtesy Dimoregallery






