Un racconto di riti, design e ossessioni

L'ossessione dei collezionisti, come quella di Giulio Iacchetti per le caffettiere, nasce dal desiderio di indagare le infinite variazioni di un oggetto. La mostra Le Caffettiere dei Maestri alla Nuvola Lavazza ha celebrato proprio questa ricerca, presentando una serie speciale di caffettiere dove grandi architetti le hanno interpretate come vere e proprie architetture domestiche

Giulio Iacchetti - Photo © Max Rommel
Giulio Iacchetti - Photo © Max Rommel

Oltre a essere un designer, Giulio Iacchetti è un appassionato collezionista. La sua curiosità lo spinge a raccogliere le diverse declinazioni di un oggetto che ama, meravigliandosi ogni volta di come, a fronte di un medesimo tema progettuale, numerosi designer riescano a generare innumerevoli varianti. Tra le sue collezioni, quella delle caffettiere ha un taglio particolare: le varianti sono tutte disegnate da grandi architetti. Da qui, il nome di una mostra, Le Caffettiere dei Maestri che ha inaugurato il 15 aprile alla Nuvola Lavazza e lì resterà fino a settembre, completata da un libricino edito da Corraini.

La conica by Alessi, design Aldo Rossi - Photo © Aldo Rossi
La conica by Alessi, design Aldo Rossi – Photo © Aldo Rossi

La caffettiera è per Iacchetti rito, simbolo e sintesi perfetta tra forma e funzione. In effetti, tra tutti gli oggetti che una casa – soprattutto una casa italiana – può contenere, la caffettiera è l’oggetto centrale di un rito, «un po’ come se fosse il calice per la Messa in Chiesa», dice Iacchetti. È un rito laico, ovviamente: se arriva un ospite gradito, si fa un caffè; se c’è una notizia che mette un po’ di apprensione, per stemperare la tensione, si fa un caffè. Si ricorre al caffè e alla sua preparazione nei momenti topici della vita per celebrare, accogliere o riflettere, come anche nel quotidiano. Il fulcro è la sua preparazione che richiede, con la moka soprattutto, un processo che gli italiani conoscono bene, a cui sono affezionati e di cui sono anche molto orgogliosi.

Kore by Barazzoni, design Ferdinand Porsche
Kore by Barazzoni, design Ferdinand Porsche
Carmencita by Lavazza, design Marco Zanuso
Carmencita by Lavazza, design Marco Zanuso

Fin da bambino, Giulio Iacchetti era affascinato dalla caffettiera, che vedeva come un oggetto misterioso e un po’ pericoloso. Ricorda l’attesa di poterla preparare, un rito di passaggio che segnava la crescita. Per lui la modernità è iniziata a casa sua quando arrivò una moka Bialetti, che mandò in pensione la caffettiera precedente, la ‘napoletana’, che richiedeva una manualità più complessa: bisognava ribaltarla nel momento in cui lo sbuffo di vapore usciva, e quindi bisognava far percolare il liquido nella polvere del caffè ribaltando la caffettiera. Rimase sempre affezionato a quella moka, curandola e riparandola. Anni dopo, scoprì con dispiacere che sua madre l’aveva buttata via. Questo episodio rafforzò la sua convinzione che le caffettiere rappresentino un momento peculiare di progetto, scatenando l’idea di una collezione.

9090 by Alessi, design Richard Sapper - Photo © 150UP
9090 by Alessi, design Richard Sapper – Photo © 150UP

Non una collezione di caffettiere anonime, ma tutte disegnate da grandi architetti. Tanti, infatti, si sono cimentati negli anni nel progetto di una caffettiera. Non sappiamo bene perché questo oggetto domestico sia così presente nell’immaginario degli architetti, ma tanti di loro si sono messi alla prova trovandolo un oggetto topico, al pari della sedia o della maniglia. Lo scrisse Mendini nel ’79: “La caffettiera non è solo un oggetto, una macchina, è proprio un’architettura. Ogni grande architetto ne ha tentato il progetto. Ambisce a costruire una caffettiera così come prima di morire vorrebbe fare una torre.” Sembra proprio che gli architetti interpretino la caffettiera come una piccola architettura della casa, un progetto realizzabile anche senza grandi committenti. La caffettiera Bialetti, milestone nella biografia di Iacchetti, ha in effetti segnato un prima e un dopo nel modo di fare il caffè in Italia. Non è solo un’innovazione formale, ma un’invenzione formidabile: l’acqua che risale, spinta dal vapore, attraverso il filtro e la polvere di caffè. Questa invenzione ha creato i presupposti per il progetto della caffettiera, con il filtro come ‘hardware’ centrale attorno al quale ogni architetto ha potuto interpretare l’oggetto, sia come tecnologia sia come estetica.

Menhir by Alessi, design Michael Anastassiades - Photo © Riccardo Gasperoni
Menhir by Alessi, design Michael Anastassiades – Photo © Riccardo Gasperoni
Ossidiana by Alessi, design Mario Trimarchi - Photo © Santi Caleca
Ossidiana by Alessi, design Mario Trimarchi – Photo © Santi Caleca

Nella storia delle caffettiere, il 1979 fu un anno chiave: due figure di estrema importanza nel design italiano si misurarono con questo oggetto. In quell’anno, infatti, Marco Zanuso fu chiamato da Lavazza a disegnare la Carmencita. Non un semplice gadget, ma un oggetto che richiamava la tradizione (come il manico delle caffettiere napoletane) e il personaggio del Carosello, un oggetto che ottenne un grande successo. Lo stesso anno, Richard Sapper, allievo di Zanuso, andò in Alessi, chiamato da Alberto Alessi sotto la direzione di Ettore Sottsass. Sapper, da tecnico quale era, disegnò una caffettiera che si potesse aprire e chiudere con una mano sola, con una base larga per massimizzare il contatto con la fonte di calore. Un oggetto fortemente tecnico, che esaltava i principi funzionalistici della sua cara scuola di Ulm. Entrambi i progetti, pur con approcci diversi, furono di successo.

Pulcina by Alessi, design Michele De Lucchi - Photo © Alessandro Milani
Pulcina by Alessi, design Michele De Lucchi – Photo © Alessandro Milani

Molti altri progettisti, invece, furono ossessionati dal poligono, influenzati dalla memoria della Bialetti. Ne sono esempi le caffettiere di Michael Anastasiades e di Mario Trimarchi per Alessi, di Ferdinand Porsche per Barazzoni, e la Moka Alessi di Alessandro Mendini del 2011. Altre caffettiere sono lo specchio di un modo personale di progettare: come la Pulcina di Michele De Lucchi che riprende le sue architetture fatte di superfici seghettate e stratificate.

Il fatto che Giulio Iacchetti le possegga tutte è solo una delle sue ossessione.