Luce viva

Ron Gilad firma il nuovo showroom Nemo a Milano: un “campo di luce” dove l'illuminazione è materia viva. Un percorso artistico e surreale, interattivo anche di notte, che trasforma le lampade in opere d'arte da abitare

NEMO Lighting showroom Milano - Photo © Santi Caleca
NEMO Lighting showroom Milano - Photo © Santi Caleca

La filosofia del nuovo showroom NEMO Lighting, inaugurato per la Milano Design Week 2026, ribalta la prospettiva: la luce non è più un oggetto tecnico da esporre, ma un elemento architettonico vivo che plasma lo spazio e offre al visitatore un’esperienza totalizzante. Il progetto, concepito dalla mente creativa di Ron Gilad, rinnova il dialogo tra l’artista e designer israelo-milanese e il brand, dando vita a un “campo di luce” nel cuore pulsante della città, al nuovo indirizzo di Via Santa Cecilia 4a.

Varcata la soglia nascosta, il visitatore non si trova in un negozio tradizionale dal percorso lineare, ma in una galleria principale che si apre su una sequenza di sottospazi. Un’imponente parete centrale agisce simultaneamente da divisorio, portale e scrigno di tesori nascosti. Il movimento è libero, non prescrittivo, e invita alla riscoperta continua di frammenti di luce e oggetti luminosi attraverso un’arcata di archi che sembrano non avere fine.

Il paradosso si svela scendendo al piano interrato. Qui, contrariamente a ogni aspettativa, ci si ritrova in un “attico” che ospita una mini-galleria, un accogliente salottino e un laboratorio di luce dedicato alla divisione tecnica del gruppo. È in questo gioco di contrasti che il progetto esprime la sua anima più profonda.

La luce stessa si fa soggetto artistico. Proprio come ha accompagnato la storia dell’arte, dalla tecnica rinascimentale per creare atmosfera alla materia prima nell’arte moderna, qui le lampade diventano protagoniste. Appese su tele come dipinti, posizionate nello spazio come sculture o presenti su schermi video, trasformano l’oggetto di design in un’opera d’arte e il principio artistico in un elemento di design funzionale. Sotto l’apparente chiarezza minimalista, si cela un “surrealismo quieto”, nascosto sotto un “vestito di alta sartoria italiana”. Le idee, come spiega il concept, rimbalzano come una pallina da ping-pong tra pareti di gomma: irrequiete, irrazionali e continue, generando incontri inaspettati con la luce.

Ma la vera magia dello spazio si manifesta oltre l’orario di apertura. Al calar della notte, lo showroom continua a vivere. Frammenti video proiettati verso la strada, insegne che emettono enigmi in forma di haiku e la possibilità per i passanti di interagire con la luce attraverso le vetrine trasformano lo spazio in un’installazione urbana permanente, un dialogo luminoso con la città.

Questa visione è il distillato di un lungo processo creativo, come spiega lo stesso Gilad: “Il progetto prende forma da anni di osservazione, riflessione e pratica. Le idee emergono in modo intuitivo, guidate dal buon senso e filtrate da una lente personale, a tratti eccentrica. Fluiscono liberamente, senza la necessità di costruire una grande narrazione. Ciò che rimane è una semplice posizione: non scrivo storie. Progetto.” Un’affermazione che è la sintesi perfetta di uno spazio che non racconta la luce, ma la fa vivere.