“Quando ho pensato alla mia casa, ho cercato di farla vivere della stessa eleganza essenziale di Milano, perché tutto ciò che è predisposto in modo inamovibile, perfetto e indiscutibile mi dà la fastidiosa sensazione di qualcosa di troppo definitivo. Penso sempre di aggiungere qualche cosa, togliere qualche cosa. Soprattutto togliere qualche cosa. La società cambia e devono cambiare i miei vestiti”. Le parole di Giorgio Armani descrivono l’inconfondibile stile estetico di Armani/Casa, che combina in modo armonioso ispirazioni e codici di design diversi per creare un’atmosfera raffinata. Una filosofia fatta di linee semplici e proporzioni perfette, arricchite da materiali preziosi, finiture ricercate e tessuti eleganti. Ma fatta anche di cambiamento per scongiurare, come suggeriva il Maestro, la staticità. In occasione del Salone del Mobile 2026, il brand presenta 8 delle sue icone arredo in una versione rinnovata.


Cominciando dalla lampada Logo (1982), primo oggetto del marchio, presentata per la prima volta nella boutique milanese di via Durini. Pensata per emergere al centro di un tavolo e diffondere la luce tutt’intorno con il suo outstanding in nichel nero satinato e metacrilato avorio, è ora rieditata in legno lamellare verniciato greige.
Il volume puro e compatto del tavolino Danzica (2000) torna a ‘vivere’ in mosaico di madreperla – inizialmente in intaglio nero a griglia -, continuando a far riaffiorare le suggestioni e l’eleganza austera degli anni Trenta, reinterpretate dalla sensibilità̀ minimalista di Giorgio Armani.

Danzica è un elemento appartenente alle prime collezioni ispirate al tema del monolite, come pure Seine (2000), la coppia di consolle che sembrano essere tracciate da un solo gesto. La loro struttura a ponte mostra superfici percorse da venature incrociate che richiamano il mondo dei tessuti. In precedenza realizzate in intaglio nero a griglia, sono ora in stucco spatolato fango.

Diventa più scenografico, invece, il paravento a tre pannelli Winchester (2000) nella versione in stucco spatolato argento, rispetto alla precedente in intaglio nero a griglia. Più basso dei modelli tradizionali, nasce come una reinterpretazione contemporanea degli schermi orientali, dove le cerniere diventano dettaglio grafico.


Un nuovo velluto di seta con intarsi e dettagli barré – Basel di Armani/Casa – veste la poltrona Tokyo (2000), in precedenza in velluto uniforme. Le linee geometriche della struttura in rovere marrone spazzolato, di ispirazione Art Déco, dialogano con la morbidezza della forma a pozzetto.
Per contro, le curve generose e scultoree della poltrona Balloon (2008) sono rivestite dal tessuto bi-elastico con mano laniera Bergen di Armani/Casa sostituendo il tessuto bi-elastico originale. Accompagnata dal poggiapiedi, Balloon ricorda le atmosfere anni Venti e, con i volumi tubolari, le sperimentazioni di Eileen Gray.


Non può non ricordare il legame profondo di Giorgio Armani con il cinema, la sedia da regista Dustin (2010), nel tempo evolutasi con alcuni dettagli come i braccioli più arrotondati, e ora rieditata interamente rivestita in pelle naturale.
Infine, il mobile bar Riesling (2005) in metacrilato con effetto canneté in filo d’ottone, con un segno che nasce dalla ripetizione della forma quadrata, concentra l’essenza del brand del trasformare la funzionalità quotidiana in un gesto di eleganza.






