Dell’ex Fornace Piva di Riccione, fondata nel 1908 e definitivamente abbandonata negli anni Settanta dopo decenni di intensa produzione di laterizi, restava il ‘vissuto’ perimetro murario esterno, in assenza di copertura. Il progetto di restauro e trasformazione, architettonica e funzionale, realizzato in tutte le sue fasi da Politecnica Building for Humans, ha recuperato l’intero sito di archeologia industriale per la nuova destinazione di infrastruttura culturale, integrando però un’architettura contemporanea.
Il Museo del Territorio di Riccione, la cui apertura al pubblico è prevista per febbraio 2027 con il completamento degli allestimenti museali, si presenta con un’anima, e una pelle, duplice: quella storica delle murature perimetrali in laterizio restaurate con un approccio archeologico che ha conservato aperture, tracce del tempo e stratificazioni materiche, e quella contemporanea del volume trasparente, realizzata in acciaio e vetro, con copertura in legno lamellare XLAM, che si inserisce ‘leggero’ nel recinto della fornace.
Leggero perché quasi totalmente vetrato, come una teca espositiva, e perché si innalza di poco oltre la linea del perimetro storico. E anche perché dall’interno verso l’esterno instaura una connessione continua, spaziale e visiva, con il manufatto originario. Uno spazio di rispetto percorribile, un deambulatorio perimetrale, consente infatti al visitatore di osservare da vicino le facciate storiche e di porsi in relazione con il paesaggio urbano esterno.
Integrato nel sistema di verde pubblico e di percorsi ciclopedonali, il museo interagisce con l’edificio scolastico adiacente e con il paesaggio circostante come elemento attivatore del processo di rigenerazione urbana di questa parte della città. Contribuisce a rendere riconoscibile il paesaggio urbano anche il segno stilizzato in acciaio che reinterpreta l’originaria ciminiera, di cui ripropone collocazione, altezza e proporzioni. Un progetto illuminotecnico studiato ad hoc e integrato sia nelle strutture di sostegno sia nella ciminiera enfatizza nelle ore notturne questo nuovo landmark urbano.
Nella hall di ingresso a doppia altezza del nuovo volume spicca nel bianco totale il corpo scala color moka, elemento architettonico distaccato da terra e retroilluminato che diventa centrale nel progetto degli spazi interni, disposti su due livelli e disegnati dai progettisti come ambienti flessibili, riconfigurabili e in grado di funzionare in modo autonomo rispetto al museo. Se al piano terra sono collocati reception, caffetteria, bookshop, aule per laboratori didattici, depositi museali vetrati e una grande sala per conferenze, il livello superiore ospiterà invece gli spazi espositivi principali.
Photo © Federico Covre








