Bruxelles è molto più del fondale burocratico dell’Unione Europea. È una città di 180 nazionalità, profondamente multietnica e internazionale, dove la mobilità e la connessione – con Londra, Parigi, Amsterdam a meno di due ore – definiscono il carattere della città. Come ai tempi di Horta e Van de Velde, quando Bruxelles era l’epicentro dell’Art Nouveau e un laboratorio per le arti applicate, c’è una grande vitalità. Solo che oggi non si manifesta nelle facciate dei palazzi della borghesia ma in ex caserme, garage, chioschi nei parchi e capannoni lungo il canale. E la scena culturale, dal collectible design alla club culture, è tra le più vibranti d’Europa. Le dieci tappe che seguono sono pensate per chi guarda una città attraverso il progetto: anche dove non si parla esplicitamente di design – un aperitivo, un festival, una web radio – il filo conduttore resta quello.

Art decò e dialogo tra culture
La mattina inizia lontano dal centro turistico, con una visita a Villa Empain. Costruita tra il 1930 e il 1934 dall’architetto Michel Polak, è un edificio Art Déco rigoroso e silenzioso. Ma la semplicità compositiva serve a esaltare la ricchezza dei materiali interni: marmi diversi, legni pregiati, bronzo ovunque. Dal 2010 la Boghossian Foundation ha restaurato l’edificio e lo ha aperto al pubblico come centro d’arte e dialogo tra culture orientali e occidentali, con un programma che mescola mostre, residenze per artisti, concerti e performance.

Un capolavoro del l’Art Nouveau
Si torna verso il centro per una delle esperienze architettoniche più intense che Bruxelles possa offrire: l’Hôtel Solvay, progettato da Victor Horta tra il 1895 e il 1900. Patrimonio UNESCO dal 2000 insieme ad altri tre edifici di Horta, è visitabile dal pubblico solo dal gennaio 2021. È considerato il capolavoro di Horta, l’edificio in cui l’Art Nouveau raggiunge la sua espressione più completa e radicale. Il committente Armand Solvay gli concesse carta bianca totale, senza limiti di budget: Horta rispose con 23 tipi di marmo, 17 essenze di legno, ferri battuti che sembrano vegetazione, vetrate che filtrano la luce in ogni angolo e una scala monumentale decorata con un murale del pittore puntinista Theo van Rysselberghe. Insomma: una vera opera d’arte totale.

Una città dove non piove mai
Per pranzo ci dirigiamo verso il canale, nel complesso di Tour & Taxis: a inizio Novecento era la più grande stazione merci coperta d’Europa, poi complesso abbandonato per decenni e recentemente riconvertito dallo studio olandese Neutelings Riedijk Architects in quella che definisce “una città dove non piove mai”: sotto le volte originali sono stati inseriti dodici nuovi padiglioni in legno che ricreano una struttura urbana di boulevard, strade, giardini e piazze. Le navate laterali ospitano uffici e negozi, mentre lo spazio centrale è rimasto aperto per eventi e un food market permanente.

Il suono di Bruxelles, dal Parc Royal
Un giro al centralissimo Parc Royal, dove dal 2017 si trova una web radio comunitaria che è diventata un punto di riferimento per la scena musicale europea. Kiosk Radio è un semplice chiosco in legno con impianto audio: uno studio radiofonico nato come luogo d’incontro per la scena underground belga e oggi diventato una piattaforma con portata globale. Kiosk Radio è una iniziativa che racconta bene cosa sta succedendo a Bruxelles: un progetto culturale ambizioso e radicato, che funziona senza grandi infrastrutture e con un’estetica volutamente minimale.

Capolavoro brutalista
Nel pomeriggio spostiamo verso sud, per uno degli edifici più singolari del Novecento belga. L’ex sede della cementeria CBR, progettata alla fine degli anni Sessanta dall’architetto polacco-belga Constantin Brodzki, che aveva lavorato quindici anni negli Stati Uniti studiando le possibilità plastiche del cemento armato. Il risultato sono 756 finestre ovali in pannelli prefabbricati di calcestruzzo curvo, che danno all’edificio un aspetto più organico rispetto al brutalismo canonico – una sorta di transatlantico in cemento immerso nel verde. L’edificio ospita attualmente un coworking, i cui interni ridisegnati dallo studio Going East, che ha saputo dialogare con la struttura originaria senza tradirla. Il ristorante al piano terra è aperto al pubblico, e con un visitor pass si può lavorarci per una giornata: un buon pretesto per esplorare l’edificio dall’interno.

La scena del collectible design
Una sosta in una delle gallerie di design più interessanti della città. Objects with narratives ha aperto il suo primo spazio permanente in un ex atelier di pellicce degli anni ’20, nel centro di Bruxelles. La galleria rappresenta designer come Destroyers/Builders, Studio Lennarts & De Bruijn, Bram Vanderbeke e altri nomi della scena belga e internazionale. Bruxelles sta emergendo come una delle capitali europee del collectible design, anche grazie alla fiera Collectible (giunta alla nona edizione nel 2026) e a un ecosistema di gallerie, studi e collettivi che sta crescendo rapidamente. Objects With Narratives è uno dei nodi di questa rete. Qui si tocca con mano quella zona di confine tra design autoriale, ricerca materica e mercato dell’arte che sta ridefinendo i contorni della disciplina.

Una brasserie simbolo dell’Art Nouveau
Per cena si rimane nel cuore della città, a due passi dalla Grand-Place. Le Falstaff è una brasserie-ristorante aperta ininterrottamente dal 1903, dichiarata monumento storico nel 2000. L’interno è un catalogo di Art Nouveau applicato alla ristorazione: pannelli in legno scolpito, specchi incorniciati, vetrate policrome, un soffitto che vale da solo il prezzo della cena. La cucina è quella della tradizione belga: carbonnade flamande, cozze, stoemp, accompagnate da una selezione di birre locali.

52 artigiani per un hotel
Per dormire ci spostiamo nella periferia sud-est, perché anche l’alloggio può essere un’esperienza immersiva nel design e l’architettura. L’ex sede della compagnia assicurativa Royale Belge è un edificio funzionalista del 1970 firmato da René Stapels e Pierre Dufau: una torre a pianta cruciforme con facciate in acciaio Corten e vetro color bronzo. L’edificio è stato classificato patrimonio regionale nel 2019, e dopo anni di abbandono è stato riconvertito da un team di architetti capeggiati dallo studio Caruso St John Architects. Gli interni dell’hotel – il Mix Hotel, 180 camere – sono firmati da Lionel Jadot, che ha coinvolto oltre cinquanta artigiani e designer belgi, tra cui gli artisti degli Zaventem Ateliers, la gilda artigiana contemporanea che lui stesso ha fondato. Nessun pezzo è da catalogo: ogni elemento, dalle tende alle maniglie, è stato progettato e prodotto appositamente.

Da garage Citroën a Centro Pompidou
Una nota finale per chi pianifica il viaggio nei prossimi mesi. Il 28 novembre 2026 apre KANAL-Centre Pompidou: 40.000 metri quadrati nell’ex garage Citroën lungo il canale, uno degli edifici industriali più iconici della città. Il progetto è firmato da noAarchitecten, EM2N e Sergison Bates architects, e diventerà un importante polo dedicato all’arte moderna e contemporanea di Bruxelles, oltre a ospitare il CIVA, centro di architettura e design. Più della metà dello spazio sarà ad accesso libero, pensato non solo per chi visita le mostre ma per chiunque cerchi un luogo dove leggere, incontrarsi o semplicemente stare. KANAL si candida a diventare una delle istituzioni culturali più ambiziose d’Europa.






