DATA SHEET
Owner: Evok Group
Architecture: Jerónimo Pedro Mathet Rodriguez (1919-1922)
Interior design: Philippe Starck
Furnishings and lighting: on design by the architect, selected vintage pieces and objects
Photo credits: Guillaume de Laubier, courtesy of Evok Collection
Immaginare personaggi, immergersi nei frammenti di un vissuto, vivere sentimenti. Sono spazi carichi di emozioni quelli creati da Philippe Starck per la sede madrilena del nuovo hotel targato Evok Collection. Il secondo fuori dai confini nazionali, dopo quello veneziano, per il gruppo alberghiero francese noto per il suo approccio anticonvenzionale al lifestyle. Branch Madrid si colloca in uno dei luoghi più vibranti della città – al n.20 della Gran Via – vivo giorno e notte.
La storia dell’edificio, costruito tra il 1919 e il 1922 dall’architetto Jerónimo Pedro Mathet Rodriguez, e la sua memoria di inquilini illustri hanno scatenato la fantasia di Starck, restituita in una sorta di nostalgia moderna. Ogni materiale e oggetto esprime una contrastante anima spagnola. «Madrid è una città singolare e contraddittoria. Segnata da 36 anni di franchismo, è passata da un estremo all’altro, dalla dittatura fascista alla Movida» – racconta il designer.
«Ho voluto catturare lo spirito inespresso di un tessuto ricco che le persone ameranno ripercorrere più volte attraverso nuovi dettagli, sussurri che raccontano ricordi sepolti». Polarità opposte che, anziché scontrarsi, si fondono nell’unità magnetica, tra stilemi storici – come le alte finestre ornate da balconi o l’imponente scalinata in ferro battuto – e la raffinatezza del pensiero contemporaneo di Starck. È infatti un ingresso nei ricordi di un protagonista immaginario quello che si sperimenta nelle 57 camere, dove oggetti decorativi e graffiti sui muri sono tracce delle vite che hanno abitato i luoghi. Un armadio-scaffale di fronte al letto offre un indizio biografico che sta agli ospiti decifrare, circondato dalle tonalità mogano dei rivestimenti in legno e da qualche tocco di rosa acceso o arancione su nappe e passamanerie. Ed anche in bagno, dove spicca il pavimento in breccia, l’imponente specchio con cornice in smalto verde suggerisce l’identità del misterioso protagonista.
Il ristorante è un’immersione nella mecca della libertà intellettuale e artistica del passato, consentendo di immaginare personaggi come Salvador Dalí, Luis Buñuel e Federico García Lorca seduti a discutere sotto soffitti in cuoio intrecciato, tra colonne rivestite in piastrelle di terracotta smaltata e spessi tendaggi nei toni del beige, o su poltrone in pelle naturale accanto a doppi paralumi per smorzare la luce.
Un piano d’appoggio rivestito da elementi in legno ad incastro, scolpiti dal designer Patrick Kim-Gustafson, connota la cucina a vista. Mentre il cocktail bar si ispira alla campagna spagnola, con grandi recipienti in vetro avvolti da paglia intrecciata allineati sopra il bancone, e dotati di piccoli rubinetti per una dimensione ludica e folcloristica. Solo la Spa esula da materiali dominanti come legno e terracotta, esprimendo uno stato di quasi assenza di gravità, attraverso spazi immacolati e fluttuanti con l’uso del bianco puro e dell’oro.








