Aranyani Pavilion, Delhi - Photo © Lokesh Dang, Courtesy of Aranyani
Aranyani Pavilion, Delhi - Photo © Lokesh Dang, Courtesy of Aranyani

È un assolato pomeriggio nella capitale indiana e, tra i viali fioriti, le preziose strutture Mughal e gli alberi di banano dove pisolano le scimmie, Sunder Nursery è affollato come sempre. Il glorioso parco cittadino che dà respiro — letteralmente — a una Delhi soffocata dall’inquinamento, era un tempo utilizzato per la propagazione di alberi e altre piante destinate alla nuova capitale, oltre che per sperimentare specie provenienti da altre parti dell’India.

 

Il luogo perfetto per ospitare, fino a pochi giorni fa, un sorprendente padiglione di arte e architettura ecologica firmato Aranyani, iniziativa che unisce rigenerazione ecologica e arti creative, frutto della visione della scienziata e direttrice creativa Tara Lal, in collaborazione con TM Space. Il nome stesso, Aranyani, richiama la divinità delle foreste del Rigveda, testo sacro vedico che ha plasmato le prime concezioni indiane della natura. Aperto a inizio febbraio in occasione della Art Fair cittadina e intitolato Sacred Nature, in collaborazione con TM Space, il padiglione è sorto nel vasto parco urbano come una spirale color terracotta, un rifugio dal caldo e dal caos cittadino sormontato da piante spontanee. «È stato costruito in condizioni imprevedibili: pioggia, inquinamento e caldo intenso. Non è mai stato pensato per esistere in circostanze perfette. È una risposta alle realtà del nostro clima. Non combatte queste condizioni; le assorbe e si adatta» spiega Lal. «La struttura permette all’aria di fluire naturalmente attraverso la lantana e il bambù, e il tetto piantumato crea un isolamento sia dal caldo sia dal freddo. Lavora con l’ambiente, non contro di esso».

Il rimando alle foreste sacre di antica memoria è anche nella presenza di piante autoctone a copertura, con gelsomini, e poi neem, tulsi e bakul presenti in tante case e giardini di città come di villaggio. Cuore del progetto (l’intricata realizzazione è stata portata a termine da The Works) è l’involucro esterno della spirale-padiglione di oltre 600 metri quadrati, realizzato in legno di lantana riutilizzato – una specie invasiva particolarmente aggressiva introdotta dai britannici per arricchire esteticamente il paesaggio, che ancor oggi soffoca ecosistema e suolo locali. La lantana diventa così materiale da costruzione, rielaborato in forma reticolare da Ekarth Studio, e monito della violenza esercitata dalle potenze coloniali sul territorio. All’interno, le spirali ospitano nel loro centro concentrico un monolite in pietra, sancta sanctorum contemplativo che suggella l’incontro tra terra e cielo, grazie a un taglio preciso nella copertura soprastante, per inondare di luce la pietra sottostante.

«Il design rigenerativo in India e in gran parte del Sud globale non è una novità, nasce dalla tradizione. Crescendo, ricordo che il riuso era sempre la nostra prima opzione» riflette Lal. «Per secoli, le nostre comunità hanno praticato un’edilizia ciclica, la raccolta dell’acqua piovana, la conservazione dei semi — sistemi che restituivano più di quanto prendessero». Memore di questo, dopo la presentazione al Sunder Nursery, l’Aranyani Pavilion sarà installato in modo permanente presso la Rajkumari Ratnavati Girls’ School di Jaisalmer, nel cuore del deserto del Thar in Rajasthan, per diventare un’aula viva per studentesse, ricercatori e giovani naturalisti. Anche le piante commestibili e medicinali stanno per essere trasferite a varie comunità di Delhi, come i Basti Gardens of Hope a Nizamuddin (iniziativa per trasformare i piccoli tetti urbani in giardini verticali) e le iniziative di riforestazione urbana della ong Swechha «Per Aranyani, rigenerazione significa continuità: recuperare i sistemi di conoscenza e integrarli con il design contemporaneo».

Photo credits: Lokesh Dang, Courtesy of Aranyani