L’abitare tout court di Studiopepe

Una conversazione con Studiopepe per esplorare il living contemporaneo fra trend e materiali, fino all’outdoor e al comfort en plein air, secondo una visione trasversale che interpreta l’abitare in tutte le sue dimensioni

Studiopepe (Arianna Lelli Mami & Chiara Di Pinto) - Photo © Andrea Ferrari
Studiopepe (Arianna Lelli Mami & Chiara Di Pinto) - Photo © Andrea Ferrari

Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto, alias Studiopepe, hanno costruito nel tempo un linguaggio riconoscibile e personale che si riflette in un ricco quanto sofisticato vocabolario materico, in accostamenti inattesi e superfici sensoriali, in un equilibrio ideale tra rigore formale e visione poetica, con un impatto emotivo che sa sorprendere, sempre.
La loro visione abbraccia con la stessa forza evocativa tutte le scale del progetto – dal prodotto allo spazio, dall’indoor all’outdoor – interpretando un’idea di abitare contemporaneo in cui interno ed esterno vivono senza soluzione di continuità.

Quali elementi, secondo voi, definiscono il living contemporaneo, sia in termini di valori sia di nuove abitudini dell’abitare?
Il living contemporaneo è il luogo dove convivono lavoro e tempo per sé, raccoglimento, condivisione, tecnologia e materia, senza gerarchie rigide ma attraverso equilibri fluidi.
Crediamo che il desiderio di benessere emotivo arrivi prima di quello estetico. Una “bella” casa è soprattutto una casa in cui si sta bene. Altrimenti, rimane un guscio sterile, da ammirare magari, ma che non assolve le sue funzioni primigenie. La casa è sempre più un’estensione di identità di chi la vive: accoglie imperfezioni, storie personali, stratificazioni. Materiali, colori e luce, come elementi narrativi e non solo funzionali, diventano strumenti per creare spazi empatici, che proteggono e accolgono. Le nuove abitudini dell’abitare portano il living a trasformarsi continuamente: è uno spazio fluido, pronto a mutare durante la giornata. Il living contemporaneo presenta elementi che dialogano tra artigianato, materia, design e ricordi – un luogo aperto al cambiamento, dove il progetto non impone una forma di vita, ma la accompagna.

Casa Tacchini by Studiopepe - Photo © Andrea Ferrari
Casa Tacchini by Studiopepe – Photo © Andrea Ferrari

In che modo questi cambiamenti culturali si riflettono concretamente nel design degli spazi e degli arredi?
Questi cambiamenti culturali si traducono in un design che non dichiara ma crea relazioni. Gli spazi e gli arredi sono pensati per adattarsi a gesti quotidiani. A livello spaziale, questo si manifesta in ambienti meno suddivisi, dove le transizioni sono morbide e spesso affidate a elementi leggeri: tessili, luminosi o architettonici come variazioni di quota o pareti passanti. La progettazione deve lavorare per stratificazioni, creando scenari diversi all’interno dello stesso spazio. Negli arredi, vediamo una crescente attenzione alla versatilità e alla tattilità, con oggetti che cambiano uso o vengono spostati di stanza in stanza, a volte risemantizzati a seconda dei luoghi in cui vengono posti. Oggetti che convivono con pezzi più iconici e autoriali, capaci di dare carattere e memoria dello spazio. Le forme diventano accoglienti e pensate per il corpo e per il tempo lento. I materiali raccontano una ricerca di autenticità: finiture materiche, imperfette, lavorazioni artigianali reinterpretate in chiave contemporanea.

Come si è evoluto negli ultimi anni il concetto di comfort e che significato assume oggi nel progettare un ambiente living?
Negli ultimi anni il concetto di comfort si è ampliato, superando la sola dimensione funzionale per includere aspetti emotivi e percettivi. Oggi il comfort riguarda il modo in cui uno spazio fa sentire chi lo vive: accolto, rappresentato, in equilibrio, più che semplicemente comodo. Nel progettare un living, questo si manifesta in un’attenzione maggiore alla qualità dell’ambiente a livello sensoriale: pensiamo a luce, materiali, suoni, proporzioni – e al rapporto con il corpo e il tempo. Il comfort diventa anche libertà d’uso e consapevolezza: immaginiamo uno spazio capace di adattarsi, di non sovraccaricare e di prendersi cura di chi lo abita in modo silenzioso e duraturo.

Casa Tacchini by Studiopepe - Photo © Andrea Ferrari
Casa Tacchini by Studiopepe – Photo © Andrea Ferrari
Casa Tacchini by Studiopepe - Photo © Andrea Ferrari
 

La vostra ricerca sui materiali e sulle texture è da sempre molto centrale: quale direzione sta prendendo oggi questo lavoro di sperimentazione?
La nostra ricerca sui materiali e sulle texture oggi è sempre più orientata alla dimensione sensoriale ed emotiva dello spazio. Ci interessa lavorare su superfici che non siano solo visive, ma capaci di attivare una relazione fisica e percettiva con chi le vive. L’aspetto tattile è fondamentale. Tutti noi siamo inconsciamente portati a toccare ed accarezzare un tessuto o una superficie di un mobile quando lo stiamo valutando, il tatto è un elemento fondamentale come criterio di scelta. La sperimentazione si muove verso materie ricche di profondità, con irregolarità controllate, finiture che reagiscono alla luce in modo non uniforme e texture che invitano al contatto. Ci attrae l’idea di materiali che non siano mai neutri, ma che costruiscano atmosfera, contribuendo a definire il carattere intimo di un ambiente.

Come interpretate oggi la relazione tra interno ed esterno nello spazio living e che ruolo ha nel definire la qualità dell’abitare?
Oggi interpretiamo la relazione tra interno ed esterno come un continuum più che come una soglia netta. Non si tratta solo di aprire lo spazio verso l’esterno, ma di far entrare nel living una qualità ambientale, luminosa e percettiva che arricchisca l’esperienza dell’abitare in modo profondo e quotidiano.

Bulbi by Ethimo, design Studiopepe
Bulbi by Ethimo, design Studiopepe

Il vostro linguaggio progettuale cambia quando lavorate su arredi o spazi outdoor rispetto all’indoor?
Sì, il nostro linguaggio progettuale si adatta, ma senza cambiare radicalmente: i principi restano gli stessi: equilibrio, matericità, attenzione all’esperienza sensoriale, mentre le priorità si spostano in base al contesto. Negli spazi outdoor l’accento è sul rapporto con la luce, il clima e le stagioni: i materiali devono dialogare con l’ambiente e resistere senza perdere tattilità o calore. La configurazione dello spazio diventa più aperta e fluida, pensata per favorire continuità e movimento. Negli interni, invece, ci concentriamo maggiormente sul comfort percettivo: luce artificiale, texture, proporzioni e dettagli che creano atmosfere intime e accoglienti. In entrambi i casi, però, l’obiettivo resta lo stesso: progettare ambienti e oggetti che siano vivi, emotivamente coinvolgenti e capaci di accompagnare chi li abita.

Come lavorate sul tema del comfort all’esterno, dove le condizioni sono per loro natura variabili e meno controllabili?
All’esterno il comfort si traduce soprattutto nel product design: le forme, le proporzioni e le inclinazioni sono pensate per favorire posture naturali e una fruizione piacevole. Il progetto per esterni per sua natura richiede “più tecnica” e il nostro obiettivo è fare in modo che questa tecnologia rimanga nascosta il più possibile. Anche i materiali e le texture diventano protagonisti: superfici piacevoli al tatto ma resistenti agli agenti esterni, capaci di creare un’esperienza sensoriale avvolgente. In questo modo il prodotto diventa il vero mediatore tra persona e ambiente, enfatizzando le caratteristiche dello spazio outdoor. Un altro aspetto interessante è poter lavorare su scale diverse, quasi sempre più grandi, e la sfida è riuscire a mantenere un senso di intimità pur rispettando e traendo vantaggio dalle caratteristiche di uno spazio aperto e con la presenza del verde, che noi amiamo più selvaggio e non troppo disciplinato.

Periscopio by Exteta, design Studiopepe
Periscopio by Exteta, design Studiopepe
Periscopio by Exteta, design Studiopepe
 

Che ruolo gioca la sostenibilità nel progetto outdoor? E il contesto naturale?
Nel progetto outdoor la sostenibilità è spesso implicita nel modo in cui scegliamo materiali e soluzioni: prediligiamo prodotti duraturi, resistenti agli agenti esterni e progettati per ridurre manutenzione e sprechi, così da creare oggetti che possano vivere a lungo nel tempo senza perdere qualità sensoriale o estetica. Nel campo tessile, ci sono prodotti interessantissimi in pet riciclato, con performance associate a un comfort che fino a pochi anni fa era impensabile. Amiamo molto anche l’utilizzo del legno, con attenzione alle fonti di approvvigionamento e le pietre, locali o comunque italiane, al posto dei marmi. Il contesto naturale, invece, guida scelte di forma, proporzione e disposizione: il design dei prodotti dialoga con luce, vegetazione, viste e clima, diventando parte integrante del contesto. In questo senso, sostenibilità e contesto naturale non sono solo valori aggiunti, ma strumenti progettuali che definiscono il comfort, l’esperienza sensoriale e l’identità dello spazio outdoor.

Guardando al futuro, quali evoluzioni o sfide ritenete centrali per il design outdoor nei prossimi anni?
L’outdoor design dovrà confrontarsi sempre più con la capacità di creare comfort e identità in spazi esposti a condizioni variabili e in contesti urbani sempre più densi. La sfida principale sarà progettare prodotti e arredi che siano versatili, resilienti e al tempo stesso capaci di trasmettere calore, tattilità e senso di accoglienza. Un’altra evoluzione chiave riguarda la relazione con il contesto naturale: il design dovrà integrarsi con l’ambiente circostante in modo armonico, valorizzando luce, vegetazione e paesaggio, offrendo esperienze ricche e stratificate. In sintesi, il futuro dell’outdoor sarà fatto di equilibrio tra funzionalità, emozione e dialogo costante con l’ambiente.