Studio visit: A Interiors

IFDM incontra Anoud Khalid Mishaal per scoprire come A Interiors fonde eredità, artigianato e design contemporaneo per creare spazi definiti da identità, stile di vita e significato

Anoud Khalid Mishaal
Anoud Khalid Mishaal

Prima delle tendenze, prima dell’estetica e prima delle etichette, Anoud Khalid Mishaal progetta partendo dal significato. Attraverso il suo studio, A Interiors, ha scolpito un linguaggio distintivo che tratta lo spazio come un’esperienza vissuta – plasmata da cultura, memoria e intenzione, piuttosto che da mera decorazione superficiale. Radicata nell’eredità saudita ma fluente nel dialogo del design globale, la sua opera si muove senza soluzione di continuità tra tradizione ed espressione contemporanea, permettendo ad artigianato, narrazione e stile di vita di guidare il percorso. Dall’essere annoverata tra i Top 100 Interior Designers del mondo alla presentazione dell’artigianato saudita su un palcoscenico internazionale alla Biennale di Architettura di Venezia, la pratica di Anoud riflette un attento equilibrio tra identità locale e prospettiva globale. Ogni progetto diventa una storia, attentamente stratificata, emotivamente risonante e profondamente personale. Qui, IFDM incontra Anoud Khalid Mishaal per approfondire la sua filosofia di design, il ruolo dell’eredità e dell’artigianato nel suo lavoro, e come A Interiors continui a plasmare spazi che si percepiscono sia senza tempo che vivi.

Il vostro studio, A Interiors, è noto per fondere elementi culturali tradizionali con il design contemporaneo. Come bilanciate l’eredità con la modernità nel vostro lavoro, e perché questo equilibrio è importante per voi?
In A Interiors, bilanciare l’eredità con la modernità è meno una questione di contrasto e più di conversazione. Un esempio significativo di questo approccio è stato il nostro lavoro per la Biennale di Architettura di Venezia, dove abbiamo unito le culture saudita e veneziana in una narrazione spaziale condivisa. Invece di semplificare o “modernizzare” la tradizione, abbiamo permesso all’artigianato tradizionale di esistere con fiducia all’interno di una cornice contemporanea. Abbiamo esposto artigianato saudita – come tecniche di tessitura e dettagli architettonici – in un modo che risultasse rilevante per il pubblico odierno, senza privarli della loro profondità o significato. Per noi, la modernità non consiste nel cancellare il passato; si tratta di creare nuovi contesti in cui l’eredità possa essere vissuta, apprezzata e reinterpretata. Quando alla tradizione viene dato spazio per respirare, essa appare naturalmente fresca e potente. Bilanciare eredità e design moderno inizia con il rispetto – non con la replicazione. Credo che le tradizioni portino con sé una sorta di saggezza silenziosa che non ha bisogno di essere reinterpretata attraverso le tendenze per rimanere rilevante. L’obiettivo è comprendere lo spirito dietro l’artigianato, il simbolismo e l’intenzione, e poi dare a questi elementi spazio per esistere in un contesto moderno. Questo equilibrio è importante per me perché l’eredità racchiude identità, memoria ed emozione. Se la trattiamo solo con nostalgia, rischia di diventare statica. Ma quando ne reimmaginiamo rispettosamente il potenziale, accendiamo curiosità e connessione. È qui che il design diventa senza tempo – radicato nella storia, eppure aperto al futuro.

La filosofia di A Interiors enfatizza la definizione di stili di vita piuttosto che la mera decorazione di spazi. Come traducete l’identità di un cliente nel linguaggio spaziale di un progetto?
Tradurre l’identità di un cliente nello spazio inizia con l’ascolto – comprendendo non solo come vivono, ma cosa valorizzano, cosa li radica e cosa li ispira. Invece di replicare stili di vita o seguire formule, l’attenzione è rivolta a scoprire lo spirito sottostante: le abitudini, i riferimenti culturali, i ricordi e le aspirazioni che modellano il modo in cui un cliente si muove nel proprio mondo. Uno spazio dovrebbe sentirsi intuitivo e personale, non stilizzato per effetto. Materiali, texture e flusso spaziale sono selezionati con intenzione, permettendo all’autenticità di guidare il design piuttosto che le tendenze. In questo senso, l’identità di un cliente è trattata molto come l’eredità – porta con sé una saggezza silenziosa che merita di essere rispettata e reinterpretata con attenzione. Quando elementi culturali o tradizionali fanno parte di quell’identità, vengono integrati come un’estensione naturale della narrazione, evolvendo all’interno di una cornice contemporanea senza perdere la loro essenza. Questo approccio permette allo stile di vita di diventare il fondamento del design, risultando in spazi che si percepiscono caldi, radicati e profondamente connessi alle persone che li abitano.

Puoi condividere come le tue prime esperienze, come i viaggi e la collezione d’arte, continuano a influenzare il tuo processo creativo oggi?
Le mie prime esperienze hanno avuto un’influenza duratura sul modo in cui affronto il design oggi. Mia madre ha sempre avuto un occhio incredibile per il design e un talento istintivo per la collezione di pezzi d’antiquariato e vintage, pur non avendolo mai studiato formalmente. Crescendo, la seguivo mentre cercava pezzi per la nostra casa, e quei momenti mi hanno insegnato ad apprezzare l’artigianato, la storia e il potere discreto degli oggetti ben scelti. Credo che quelle prime esperienze abbiano piantato il seme per ciò che faccio oggi. Viaggiare ha ulteriormente ampliato quella prospettiva. Essere esposta a diverse culture, linguaggi architettonici e modi di vivere mi ha insegnato a guardare oltre l’estetica superficiale e a prestare attenzione a proporzioni, materialità e all’atmosfera emotiva di uno spazio. Ogni destinazione lascia dietro di sé una memoria visiva, che sia la sobrietà di un interno storico o l’audacia dell’espressione contemporanea. La collezione d’arte ha approfondito questa sensibilità. Mi ha insegnato che il design significativo, come l’arte significativa, porta con sé narrazione e intenzione. Affronto gli spazi come composizioni curate – stratificate, personali e autentiche. In definitiva, queste influenze mi guidano verso la creazione di design che si percepiscono radicati, senza tempo ed emotivamente risonanti.

Il vostro lavoro è stato presentato tra i Top 100 Interior Designers a livello globale, e avete recentemente esposto alla Biennale di Architettura di Venezia. Come le piattaforme internazionali influenzano la vostra visione e le opportunità per A Interiors?
Essere riconosciuti nell’AD100 e presentare alla Biennale di Architettura di Venezia sono stati traguardi significativi per A Interiors. Il riconoscimento AD100 è stato particolarmente gratificante, poiché rifletteva anni di costruzione di uno studio fondato su intenzione, profondità culturale e integrità del design. Ha convalidato il nostro approccio alla creazione di spazi che vanno oltre l’estetica e parlano di identità e stile di vita. La nostra decisione di partecipare alla Biennale di Architettura di Venezia è stata guidata da uno scopo diverso, ma altrettanto importante. È stata un’opportunità per presentare la nostra filosofia di design e le nostre capacità su un palcoscenico globale, e per condividere l’eredità saudita in modo autentico e contemporaneo. L’obiettivo non era solo la visibilità, ma contribuire a un dialogo internazionale – mostrando che l’artigianato saudita e le narrazioni culturali sono vivi, in evoluzione e rilevanti all’interno del discorso del design odierno. Insieme, queste piattaforme hanno influenzato la nostra visione rafforzando l’importanza dell’autenticità e della chiarezza della voce. Hanno aperto le porte alla collaborazione interculturale e a nuove opportunità, rafforzando al contempo il ruolo di A Interiors come studio che collega eredità e modernità – radicato localmente, ma che si impegna con fiducia con un pubblico globale.

Che ruolo gioca l’artigianato nei vostri progetti e come incorporate le tradizioni artigianali locali negli spazi contemporanei?
L’artigianato è sempre stato il cuore del design significativo. In Arabia Saudita, c’è un rinnovato apprezzamento per l’artigiano – non solo come creatore, ma come narratore e custode della cultura. Il loro lavoro porta con sé generazioni di conoscenza, e quella continuità conferisce anima al design. Per me, lavorare a stretto contatto con gli artigiani locali è un viaggio sia creativo che personale. Le loro tecniche, texture e tradizioni informano il linguaggio dei nostri spazi, plasmando non solo i dettagli ma l’estetica e l’atmosfera generale. Collaborare direttamente mi permette di comprendere l’intenzione dietro ogni mestiere, offrendo al contempo agli artigiani una piattaforma per reinterpretare le loro abilità in contesti contemporanei. È un dialogo che connette la tradizione alla modernità e l’eredità alla vita quotidiana. In A Interiors, affrontiamo ogni progetto come un ponte tra passato e presente. Integrando tecniche secolari in forme, materiali e concetti spaziali moderni, assicuriamo che l’artigianato rimanga vivo, rilevante e centrale nel design saudita. Questa collaborazione rafforza la nostra visione e crea spazi che si percepiscono sia radicati che proiettati nel futuro, onorando la tradizione e abbracciando l’innovazione.

Secondo la vostra opinione, cosa distingue A Interiors dagli altri studi di design nel panorama in rapida evoluzione del Medio Oriente?
Ci sono molti designer emergenti e affermati in Arabia Saudita, ognuno con il proprio approccio unico, e nutro un grande rispetto per il loro lavoro. È stimolante far parte di questa industria in evoluzione al loro fianco. Per quanto mi riguarda, A Interiors si concentra sulla creazione di spazi profondamente radicati nella cultura e nell’identità, piuttosto che seguire semplicemente le tendenze. Diamo priorità alla comprensione delle persone che abitano uno spazio, e intessiamo eredità, artigianato e narrazione in ogni dettaglio. Il nostro approccio è ponderato e intenzionale – bilanciando la tradizione con la modernità in un modo che si percepisce naturale, personale e senza tempo. Valutiamo anche la collaborazione stretta con individui che condividono la nostra visione, assicurando che ogni progetto si allinei alla nostra filosofia. Credo che sia questa cura, profondità e impegno nella narrazione a conferire ad A Interiors la sua voce distintiva nella regione.

Il vostro lavoro spesso include mobili su misura e pezzi d’arte selezionati a mano. Come decidete quando è necessaria la personalizzazione rispetto alla scelta di elementi già pronti?
Per me, la decisione tra personalizzazione ed elementi già pronti inizia sempre con la storia dello spazio e le esigenze del cliente. Ogni pezzo che scegliamo – sia esso un mobile o un’opera d’arte – deve avere intenzione e scopo. Alcuni elementi possono essere trovati senza sforzo in collezioni esistenti che supportano magnificamente la narrazione del design, e quei pezzi già pronti ci permettono di portare qualità, funzionalità e impatto estetico senza inutili complessità. In definitiva, che un pezzo sia su misura o già pronto, deve contribuire in modo significativo alla storia del design – elevando lo spazio pur rimanendo fedele allo stile di vita del cliente e all’intenzione del progetto.

Avete parlato di spazi che diventano storie. Come iniziate a costruire una narrazione per un progetto; qual è la prima idea o elemento che esplorate?
Quando inizio a costruire una narrazione per un progetto, il primo passo è sempre capire perché lo spazio è importante e chi lo abiterà. Inizio ascoltando – imparando lo stile di vita del cliente, i ricordi, i ritmi della vita quotidiana e ciò che lo fa sentire veramente a suo agio. Questo forma la base emotiva del design e diventa il primo filo della storia che stiamo per raccontare. Da lì, guardo al contesto – che siano riferimenti culturali, la geografia del sito o le esperienze e le influenze del cliente. Questi elementi fungono da bussola per le idee, guidando le scelte in termini di materialità, proporzione e atmosfera generale. Spesso penso a uno spazio come a una tela che contiene strati di significato, dove ogni materiale, opera d’arte e gesto architettonico contribuisce alla narrazione. In definitiva, la narrazione del design cresce organicamente da questa interazione di storia personale, punti di riferimento culturali e intenzione spaziale – risultando in spazi che si percepiscono sia radicati che vivi di significato.

Sostenibilità e continuità culturale sono temi chiave nel design. Come A Interiors affronta la responsabilità ecologica e la conservazione della memoria culturale nel suo lavoro?
Per noi, la responsabilità ecologica e la continuità culturale sono intrinsecamente connesse. Diamo priorità a scelte materiali ponderate, durabilità e design senza tempo per ridurre gli sprechi ed estendere la vita di uno spazio. Allo stesso tempo, onoriamo la memoria culturale integrando tecniche e narrazioni tradizionali in modi che si percepiscono propositivi – non nostalgici. Questo equilibrio assicura un design che è sia responsabile che radicato, contribuendo a un ambiente costruito più significativo e duraturo.

Che consiglio dareste ai designer emergenti della regione che desiderano costruire una voce unica onorando al contempo le proprie radici culturali e le tendenze globali del design?
Il design dovrebbe essere personale, non una rincorsa alle tendenze. Gli spazi più memorabili nascono da emozione, memoria e connessione, plasmati sia dalla storia del cliente che dall’intuizione del designer. L’ispirazione può venire dall’arte, dalla natura o dai viaggi, ma il design senza tempo si realizza quando uno spazio si percepisce genuinamente vissuto – non stilizzato – riflettendo identità, vita e intenzione ponderata. Fidatevi della vostra voce e siate curiosi. Comprendere profondamente la cultura, l’eredità e la vostra storia conferisce al vostro lavoro un’autenticità che le tendenze non possono replicare. Ascoltate attentamente – i vostri clienti, l’ambiente circostante e le storie incorporate nell’artigianato e nel luogo. Lasciate che questi siano il vostro fondamento, e poi portate la vostra prospettiva con fiducia. La vera identità del design deriva dal rispetto per la tradizione, dall’intenzione ponderata e dal coraggio di interpretarle in modi che si percepiscono rilevanti oggi.