«La qualità emotiva dell’architettura nasce dall’armonia tra il naturale e l’artificiale», afferma Chad Oppenheim, architetto visionario che nel 1999 fondò a Miami l’omonimo studio – Oppenheim Architecture – nell’idea di progettare nel segno della sostenibilità e dell’emozione. «Il sentimento guida; la geometria segue»: una filosofia creativa che trova nel genius loci e nella cultura del territorio la sua essenza, tra esclusive residenze privatre ispirate alle morfologie locali, resort scolpiti nella terra come Desert Rock in Arabia Saudita, «forse l’espressione più chiara della nostra filosofia», fino all’Ayla Golf Academy & Clubhouse in Giordania, immerso in una ancestrale e suggestiva forma organica. Tratti di un’architettura monumentale che fondono con armonia dune, spiagge e deserti incontaminati, tra materiali locali e culture millenarie che narrano l’essenza stessa del progetto.
Come descriverebbe la sua filosofia creativa e quali principi guidano i suoi progetti da quando ha fondato a Miami, nel 1999, lo studio Oppenheim Architecture?
Il mio lavoro è sempre nato da una sensibilità verso il modo in cui gli spazi ci fanno sentire. Ho capito presto che l’architettura non riguarda un linguaggio formale: riguarda la risonanza. Lo scopo del design è elevare l’esperienza dell’essere vivi, creare spazi che ci connettano con la natura e con noi stessi. La forma segue il sentimento. La struttura segue la vita. L’architettura deve appartenere al suo luogo. Da quando ho fondato lo studio a Miami nel 1999, questo è rimasto il nostro approccio guida. Ogni progetto inizia con la comprensione dello spirito del sito: ascoltiamo la terra, la luce, il clima e la cultura. Quando l’architettura risponde al contesto non solo fisicamente, ma anche emotivamente, diventa senza tempo.

Quali sono state le sue principali fonti di ispirazione e come si sono evolute nel tempo?
La mia ispirazione nasce dal potere emotivo dei luoghi. Viaggiare ha approfondito questa consapevolezza. Mi muovo nel mondo come un nomade culturale, imparando come i diversi paesaggi plasmino la vita delle persone che li abitano. Col tempo, mi sono concentrato sempre più sulla distillazione: rimuovere l’eccesso affinché le qualità essenziali di luce, materia e paesaggio possano emergere.
Considerando la sua carriera fino a oggi e i diversi riconoscimenti da lei ricevuti – come l’American Prize for Architecture 2023 – quali dei suoi progetti considera più rappresentativi della sua idea di architettura?
Desert Rock in Arabia Saudita è forse l’espressione più chiara della nostra filosofia. Il resort è scolpito direttamente nelle montagne di Hejaz, protetto dalle formazioni rocciose e raffreddato dalla terra. Abbiamo utilizzato pietra e sabbia estratte dal sito stesso, permettendo all’architettura di fondersi visivamente con il terreno. L’intenzione è sempre stata quella di far sì che l’ambiente naturale restasse il protagonista: l’architettura semplicemente rivela ciò che era già lì.
Le sue architetture sono un perfetto equilibrio tra natura, artificio ed emozione: come nasce questo dialogo?
La qualità emotiva dell’architettura nasce dall’armonia tra il naturale e l’artificiale. Progettiamo spazi che amplificano la percezione di temperatura, brezza, ombra, texture, ovvero le esperienze elementari dell’essere umano. Quando questi elementi sono in equilibrio, l’architettura diventa un veicolo di presenza e memoria.


Nei vostri progetti la sostenibilità ambientale è protagonista: penso ai recenti progetti come House on a Dune alle Bahamas, a Desert Rock in Arabia Saudita o a Bali Beach Resort. In che modo l’impatto ambientale influisce sulle sue scelte formali e materiche?
La responsabilità ambientale non è una considerazione tecnica, è la base. La forma di un edificio deve rispondere al clima e i materiali devono provenire o appartenere al luogo. In House on a Dune alle Bahamas, un tetto ripido e una brezza costante massimizzano ombra e ventilazione naturale, riducendo la necessità di raffreddamento meccanico. Da Desert Rock, il volume scavato e l’uso del terreno per l’isolamento creano “raffrescamento” passivo e integrazione visiva. Per noi, la sostenibilità si impara dalla terra.
In House on a Dune ha usato materiali “eco-compatibili” e un’estetica minimalista che si fonde con il paesaggio. Pensa che una residenza privata possa diventare un modello per approcci architettonici più ampi in contesti sensibili?
Sì. Le case spesso fungono da laboratori per nuovi approcci ecologici. Quando un’abitazione dimostra come vivere in modo leggero e significativo all’interno di un paesaggio delicato, i principi possono estendersi all’ospitalità, agli spazi pubblici, alla pianificazione urbana.
Desert Rock mira a integrarsi profondamente con il territorio, i microclimi, il paesaggio e la cultura locale. Qual è stata la sfida più grande per questo progetto?
La sfida era creare un’esperienza di lusso senza compromettere lo spirito o l’integrità delle montagne. Questo ha richiesto di ripensare la costruzione: lavorare con geologi, ingegneri climatici e materiali locali per lasciare che fosse la terra a determinare l’architettura. La complessità di questo processo è ciò che ha permesso al risultato di apparire naturale e senza sforzo.

Desert Rock è un’architettura che scompare letteralmente nel paesaggio. Pensa che questa metodologia possa o debba essere la nuova tendenza per il futuro in contesti naturali?
Nei contesti naturali, sì. Il paesaggio è già completo. L’architettura dovrebbe rivelare, non dominare. Credo che il futuro del costruire in ambienti fragili sarà più silenzioso e attento: un’architettura che si dissolve nella terra.
Un altro esempio di straordinaria integrazione nel paesaggio desertico è l’architettura organica dell’Ayla Golf Academy & Clubhouse in Giordania. Può parlarci di questo progetto?
Ad Ayla in Giordania, abbiamo modellato la club house come se il vento l’avesse scolpita dal deserto. Il calcestruzzo proiettato (shotcrete), colorato con minerali locali, ha permesso all’edificio di fondersi con le montagne circostanti. Schermi in corten traforato reinterpretano la mashrabiya, filtrando luce e aria e collegandosi alla tradizione regionale. L’edificio è al tempo stesso geologico e culturale.
Lei ha affermato che “il design segue la vita, la forma segue il sentimento”. Può spiegarne il significato più profondo e come lo traduce nella sua architettura?
L’architettura nasce dall’esperienza vissuta. Se si comprende come uno spazio dovrebbe far sentire una persona – protetta, ispirata, radicata, connessa – la forma diventa un’espressione di quella verità emotiva. Il sentimento guida; la geometria segue.
Se dovesse riassumere la sua pratica architettonica in tre parole…?
Monumentale. Minimalista. Emotiva.

Un tempo la trattatistica architettonica metteva in luce i concetti di forma e funzione. Oggi i paradigmi determinanti dovrebbero essere forse riassunti nell’idea che non può esistere estetica senza etica. Che cosa ne pensa?
Non c’è bellezza senza responsabilità. Costruire oggi significa intervenire in un mondo interconnesso. Un’opera non può considerarsi completa se non contribuisce al benessere ecologico e culturale. Etica ed estetica sono ormai inseparabili.
Qual è la sua visione per il futuro dell’architettura nei prossimi dieci anni?
Il futuro è rigenerativo: un’architettura che ripara ciò che è stato danneggiato, protegge ciò che resta ed eleva lo spirito umano attraverso la misura, la chiarezza e il rispetto per il luogo.
Se dovesse consigliare un giovane architetto, quale sarebbe l’insegnamento più importante?
Ascolta: il sito, il clima, la cultura. Non inseguire la novità. Cerca l’essenza. Elimina tutto ciò che è superfluo. Lascia che sia la terra a guidarti.

Su quali progetti sta lavorando attualmente? Può rivelarne qualcuno?
Stiamo lavorando a resort, santuari del benessere e spazi culturali in Medio Oriente, Sud-est asiatico, Europa, Florida, Caraibi, Sud America e nel West americano. Stiamo inoltre sviluppando uno super-yacht ecologico, concepito non come oggetto di ostentazione, ma come mezzo di immersione. Un modo per vivere l’oceano con un impatto ambientale minimo, dove orizzonte, struttura e acqua diventano continui.
Sogna di progettare…?
Il sogno rimane lo stesso: un luogo di profonda bellezza naturale dove possiamo fare quasi nulla, dove l’architettura è così in sintonia da diventare semplicemente una cornice per la meraviglia che già esiste. Più importante di questo è avere un committente pronto a rendere possibile tutto ciò!






