“Redesigning the World” è il tema guida del Madrid Design Festival 2026. La nuova edizione della manifestazione – che per quasi un mese mette il design al centro della vita culturale, sociale ed economica della capitale spagnola – pone un invito aperto e diretto a ripensare la contemporaneità attraverso la lente della creatività. E lo fa riunendo 59 istituzioni e marchi e 813 professionisti, organizzando 55 fra mostre e installazioni, e 162 attività in città. Organizzato da La Fábrica e dal Madrid City Council, il Festival nasce con la precisa vocazione di promuovere il design come strumento per trasformare processi e stili di vita, abbracciando industria, artigianato, innovazione. Alla sua nona edizione, conferma dunque la sua identità e la capacità di attrarre nuovi talenti quanto voci autorevoli del settore, e creare un ecosistema partecipativo e di ispirazione per professionisti e appassionati.


Attesissima novità dell’edizione 2026 è la FORMA Design Fair, la prima fiera spagnola dedicata al design da collezione, curata da Antonio Luna ed Emerio Arena: in scena dal 4 all’8 marzo, la kermesse inaugura così uno spazio professionale per rafforzare il valore economico del settore, ponendo in comunicazione designer, studi, aziende e gallerie.
Altrettanto di nota, il programma espositivo che si concentra su alcune figure di spicco della storia del design in Spagna: la retrospettiva “André Ricard. Design in Use”, la collettiva “Mediterranean Manifesto” (prodotta in collaborazione con Cosentino), e l’esposizione curata dal Guatemala (Paese ospite del festival) interamente dedicata al design tessile contemporaneo locale. Le tre mostre saranno visitabili dal 5 febbraio al 3 maggio al Teatro Fernán Gómez.

Torna poi il format di successo Madrid Design PRO, una quattro-giorni di conferenze, dibattiti, tavole rotonde, workshop e incontri che mette a confronto designer nazionali e internazionali. Tante le voci (come Patricia Urquiola, Luca Nichetto, Emma van der Leest, Marc Morro, Christien Meindertsma, Héctor Serrano, Loumi Le Floc’h, Benjamín Iborra…) e altrettanti i temi di confronto: dal design sociale e circolare, il bio-design, la moda e l’artigianato, i materiali alternativi, e ancora, l’architettura, la digital architecture, il visual design e design grafico.


Ma il festival si distingue per essere uno spazio aperto, dunque vissuto da ogni tipo di pubblico. Con Fiesta Design (dal 12 al 22 febbraio, all’Institución Libre de Enseñanza) prende vita un circuito di installazioni, workshop e presentazioni per tutti, che mostrano come il design contemporaneo collega creatività, ricerca ma anche vita quotidiana. Tra le iniziative, Amazon ritorna quest’anno con il progetto “Tejiendo Redes” (Tessendo reti), concentrandosi sulla trasmissione del sapere tra generazioni e la continuità dell’artigianato come patrimonio vivente; c’è poi “Forest Bath” presnetato da Finsa e firmato da Enorme Studio e Álex Fenollar, un giardino effimero che trasforma l’archetipo della foresta in uno spazio sensoriale di riposo; e l’installazione interattiva “We Need to Talk” di Clinica Studio, che attraverso pannelli cinetici esplora nuove forme di comunicazione visiva. Nell’esteso programma culturale del festival si annovera anche la mostra “Nike. Design in Motion”, la più grande esposizione realizzata dal marchio con 363 oggetti cult, tratti dal suo archivio: prototipi e modelli iconici come le Air Jordan, e oggetti personali di leggende dello sport, come Nadal e Gasol.

La rassegna si conclude con Madrid Diseña, una mappa urbana che idealmente connette 300 spazi che partecipano al festival attraverso mostre, presentazioni, installazioni, percorsi, laboratori, studi aperti, showroom e incontri con i designer. La missione è chiara: rafforzare l’ecosistema del design nella città, potenziare il suo tessuto produttivo e creativo, e attivare le economie urbane emergenti legate all’innovazione e alle industrie culturali.




