Sjöparken Retreat, Sweden - Photo © Jonas Bjerre-Poulsen
Sjöparken Retreat, Sweden - Photo © Jonas Bjerre-Poulsen
DATA SHEET

Client: Ästad Vingård
Architecture: Norm Architects
Interior Design: Hedda Klar
Furnishing & lighting: Audo Cph, Wästberg
Artworks & ceramics: Viki Weiland, Hoii Ceramics (Trine Høj Bendixen), POJ Studio
Photography: Jonas Bjerre-Poulsen

 

Collegate fra loro e alla riva del lago tramite pontili di legno a filo con l’acqua, le sette ville che compongono questo piccolo ritiro nel benessere della natura sono protagoniste di un rapporto costante e serrato con l’ambiente esterno. L’obiettivo del progetto si dipana in termini di comunione con la natura, descrivendo lo scenario di un legame circolare che parte dal paesaggio naturale per abbracciare l’uomo e l’architettura che lo ospita. 

Qui l’ambiente costruito sembra germogliare dal terreno, esprimere il linguaggio materico e cromatico degli alberi, insieme a quello fluido delle acque del lago e a quello impalpabile della luce. È la natura che plasma l’architettura, che le dà verbo e le conferisce forma, facendola diventare sua eco. «Il progetto è incentrato sul concetto di equilibrio», racconta Jonas Bjerre-Poulsen di Norm Architects.

«Volevamo creare qualcosa che si distinguesse e fosse spettacolare nel modo più sobrio e naturale possibile». L’architettura e i suoi interni si esprimono con un linguaggio capace di creare le premesse per un dialogo virtuoso e sinergico con l’ambiente naturale. I progettisti tratteggiano così una struttura leggera, quasi sospesa sulla natura e con essa integrata: un villaggio galleggiante che dispensa con generosità vedute impareggiabili e sempre diverse sul lago e sul paesaggio che lo circonda. Il guscio più intimo di questa esperienza a contatto con la natura è costituito dalle camere distribuite intorno al corso d’acqua che diventa spazio fluido di connessione. All’interno di ognuna di esse l’atmosfera è quella del sogno e della gioia di apprezzare la natura con lentezza e quiete, dal letto o da qualsiasi angolo che l’ospite elegge a spazio della propria anima. L’architettura, con le sue ampie pareti vetrate, diventa quindi contenitore caldo e accogliente capace di creare una successione di cornici eterogenee sul paesaggio.

Le camere, in questa narrazione, diventano simili agli squarci che spesso si aprono nei tronchi di un albero celando nidi e rifugi. E per un contatto senza mediazioni, letteralmente immersivo, c’è la piscina della quale ogni camera è dotata, nascosta con discrezione sotto la superficie del lago stesso. All’interno delle ville il richiamo alla natura è così denso da rendere superflua ogni velleità di decorazione.

Attraverso le pareti rivestite in legno di quercia, i soffitti in calce dolomitica, i tessuti in fibre naturali, l’ambiente possiede già una sua “veste”, essenziale e allo stesso tempo ricca di suggestioni tattili e visive. E poi c’è la luce, materiale immateriale che, attraverso una teoria di filtri studiati nei minimi particolari, manifesta ogni sua vibrazione in funzione dell’inclinazione dei raggi del sole, conducendo così l’architettura in una danza che dona esperienze sensoriali dinamiche, in continuo divenire. Il lusso, in questo contesto di ospitalità, coincide con il privilegio di essere parte della natura e di osservarla diventando tutt’uno con essa. Attraverso l’acqua, la luce, il verde.