85 e non li dimostra

Lanerossi ha presentato Triennale 2, un plaid che esordì nel 1936 alla Triennale di Milano e che oggi per la company di proprietà di Marzotto Lab è il simbolo della continuità nell’innovazione

Triennale 2 by Lanerossi

Era il 1936 quando al Palazzo dell’Arte (oggi per tutti La Triennale) fu presentato da Lanerossi un plaid con un pattern ispirato alla natura la cui modernità dopo 85 anni non era certo pronosticabile dalla proprietà di allora. Oggi, nella Presidential Suite del fresco-di-inaugurazione Radisson Palazzo Touring di Milano, l’azienda lo ha riproposto – sotto il nome di Triennale 2 – come stella che brilla all’interno della capsule collection Memory Is My Home.

Mai nome fu più indovinato. È proprio la memoria che rappresenta il filo conduttore della realtà Lanerossi, un’azienda tessile con ben 204 anni di storia alle spalle e storicamente specializzata nell’interior textile che si appresta ad arrivare sul mercato (prossima primavera) con molte novità nel campo delle collezioni per il letto e ha in programma un progetto per valorizzare competenze e valore intrinseco dei prodotti anche nel settore contract e hôtellerie.
Non solo lana quindi, ma anche lino: un lino trattato con una lavorazione speciale che lo rende molto più delicato al contatto e che alla vista trasmette un caldo messaggio di matericità.

Triennale 2 by Lanerossi
Triennale 2 by Lanerossi
Triennale 2 by Lanerossi
Triennale 2 by Lanerossi

La qualità era ed è l’inamovibile pilastro su cui poggia l’intera filiera produttiva di Lanerossi: il suo controllo è totale, tutto il processo produttivo è interno, la tracciabilità dei materiali è anch’essa una condizione necessaria per chiudere un cerchio virtuoso.
Le macchine e gli automatismi non potrebbero garantire un prodotto di qualità se non ci fosse la mano dell’uomo a intervenire in quei passaggi che hanno nell’artigianalità l’unica via percorribile per giungere a un risultato eccellente.
Non da meno, il tema della sostenibilità concreta: Lanerossi oggi utilizza fibre recuperate dalle lavorazioni interne, tutta l’energia dedicata alla produzione arriva da fonti rinnovabili.

 

Photo © Mattia Parodi