AB Concept: gusto agrodolce

Una fusione fra Oriente e Occidente, ma anche e soprattutto fra Oriente e Oriente. Una complessa ‘ricetta’ progettuale che viene dal cuore più che dalla mente

Terence Ngan & Ed Ng - Photo © Russel Wong
Terence Ngan & Ed Ng - Photo © Russel Wong

Fondato nel 1999 da Ed Ng e Terence Ngan, lo studio internazionale di architettura e interior design AB Concept ha sedi a Hong Kong, Karuizawa, Taipei e Milano, e dalla sua nascita si è affermato come firma autorevole e sofisticata nel settore dell’ospitalità di lusso, collaborando con marchi come Four Seasons, Mandarin Oriental, Ritz Carlton, Rosewood e W Hotels, ma anche in ambito residenziale e retail. Dopo aver chiuso il 2021 con l’apertura del Waldorf Astoria a Xiamen, Ed Ng ci racconta come i loro progetti intreccino passato e contemporaneità, culture asiatiche e forme architettoniche occidentali, invenzione decorativa e design internazionale. Ci spiega che il loro metodo di lavoro è come quello di “uno chef: tu hai già allenato il tuo palato così bene, conosci altrettanto bene le abilità, gli ingredienti, i condimenti, e sei dotato del know-how e della conoscenza, che poi semplicemente crei. Una volta che sappiamo le esigenze del cliente o dell’operatore, il design scaturisce dal nostro cuore piuttosto che da una riflessione coscienziosa su come ottenerlo”.

Conrad Hangzhou

Conrad Hangzhou

Come è iniziata la storia di AB Concept? E da dove deriva questo nome?
È sempre una domanda interessante. In realtà c’è una versione romantica del racconto e una reale. All’inizio, pensando alla filosofia che doveva guidarci, volevamo che tutti i nostri progetti fossero riflessi nell’Architettura (come saprete Terence è un architetto) e in un Bespoke Concept in ogni loro aspetto: da qui è derivato il nome AB Concept.

La verità è che dopo aver lasciato la mia vecchia azienda e deciso di dar vita a una società con Terence, incontrammo un caro amico che aveva bisogno di progettare casa e questo divenne il nostro primo progetto. Avevamo bisogno di un nome per la registrazione d’impresa, abbiamo contatto quindi un ragioniere e chiesto quale fosse il modo più facile di procedere: ci diede una pila di fogli A4, piena di nomi, e uno dei primi era proprio AB Concept. Ci sembrò adatto per una design company, perciò senza troppa esitazione lo abbiamo fatto diventare nostro.

Conrad Hangzhou

Conrad Hangzhou

Tai Kwun Central Police Station, Hong Kong

Tai Kwun Central Police Station, Hong Kong

Come descriveresti Hong Kong?
Fin da quando ho memoria, Hong Kong è una città dai ritmi estremamente veloci – la gente stessa cammina veloce – ed è un esempio estremo di cultura multiforme: si può passare accanto a un antico tempio risalente a 100 anni prima e in pochi minuti scorgere architetture moderne da ogni lato. Ci sono i più lussuosi hotel, ma distretti del tutto modesti. Ti puoi trovare all’interno di una città cosmopolita, ma basta guidare per 15 minuti per arrivare alla spiaggia, nel lato sud di Hong Kong. Fondamentalmente la città conserva i lati opposti di quasi ogni aspetto.

Hong Kong vanta un’alta concentrazione di ricchezza e ha quindi fornito molte opportunità ai progettisti per esercitare la professione. Siamo costantemente influenzati dalle radici cinesi da cui la città sorge (infatti il 90% della popolazione ha origini cinesi), mescolate all’educazione che è invece basata su principi occidentali.

Tai Kwun Central Police Station, Hong Kong

Tai Kwun Central Police Station, Hong Kong

Puoi parlarci della vostra relazione con l’Italia e con il Made in Italy?
L’Italia è la mia unica casa in Europa e la considero un vero e proprio hub. Da quando ho iniziato la professione, il design italiano è sempre stato la mia massima fonte di ispirazione. Ecco perchè, quando ho avuto necessità di cercare casa in Europa, era pressoché scontato che sarebbe stata in Italia, precisamente a Milano. Il Made in Italy è esso stesso un brand, una percezione, un connubio di qualità ed eleganza. Oltre al nostro partner Poltrona Frau, adoperiamo senza alcun dubbio marchi italiani per i nostri progetti: Boffi, Artemide, Ceccotti, per esempio. Ci sono molte altre aziende italiane che ammiriamo e con cui speriamo di collaborare in futuro.

Waldorf Astoria, Xiamen

Waldorf Astoria, Xiamen

Avete appena aperto il vostro studio milanese: potete parlarci del vostro approccio “East meets West”?
Abbiamo decisamente un approccio “East meets West”, perchè, come già detto, l’Italia risulta per noi una grande fonte di ispirazione: merito delle sue qualità artigianali, della sofisticata ingegnerizzazione correlata a ogni aspetto progettuale, dei materiali, etc. Tutto questo forma un vocabolario essenziale che un designer dovrebbe sfruttare per arricchire il contesto della progettualità di alto livello. 

Possiamo parlare invece di un approccio “East meets East”, in riferimento alla fusione di culture orientali nei vostri progetti?
Questo è proprio un modo interessante di descriverla! Molte persone generalizzano parlando di Occidente e Oriente: già all’interno dell’Europa, quindi in Occidente, il design italiano è così diverso da quello francese o scandinavo; e in Asia accade lo stesso: il design giapponese è molto differente dallo stile tailandese o indonesiano. Avere una sola etichetta generale per descrivere il design non rende giustizia a un tale meraviglioso spettro di diversità.

Waldorf Astoria, Xiamen

Waldorf Astoria, Xiamen

Waldorf Astoria, Xiamen

Waldorf Astoria, Xiamen

Ho scelto personalmente di vivere in Giappone, luogo che trovo estremamente di ispirazione, per via della cultura Wabi-sabi, del suo minimalismo, che ha una grande influenza non solo in Asia ma a livello globale. Siamo portati a unire questi due mondi in maniera naturale, piuttosto che cercare di intrecciare due culture: quando infatti qualcosa è già miscelato nel tuo palato, plasma la tua estetica e il tuo approccio inconsciamente.

Considerando i brief dei clienti e i contesti locali, come si arriva a progettare un’ibridazione culturale di successo?
È come per uno chef: tu hai già allenato il tuo palato così bene, conosci altrettanto bene le abilità, gli ingredienti, i condimenti, e sei dotato del know-how e della conoscenza, che poi semplicemente crei. Una volta che sappiamo le esigenze del cliente o dell’operatore, il design scaturisce dal nostro cuore piuttosto che da una riflessione coscienziosa su come ottenerlo. Ad esempio, ci sono molti metodi per ottenere un gusto agrodolce – attraverso differenti frutti, tipologie di aceto o salse – ma sai che ce n’è uno ideale che esprime esattamente ciò che stai tentando di ottenere.

Nel caso di edifici storici, come il passato e la storia possono essere conciliati con il futuro?
Quando ci occupiamo di un edificio storico, partiamo con un’estensiva ricerca sulla sua storia e l’uso pregresso della struttura. Approcciandone il design, la nostra visione è di creare un progetto altamente rispettoso del suo passato. Cerchiamo di creare qualcosa che dia l’impressione di essere sempre stato lì.

Mei Ume, Four Seasons London

Mei Ume, Four Seasons London

Mei Ume, Four Seasons London

Mei Ume, Four Seasons London

Il ristorante Mei Ume del Four Seasons di Londra, al 10 di Trinity Square, è un ottimo esempio. Si tratta di un edificio della classicità, una pietra miliare, più specificatamente era sede della Port of London Authority nel 1909.  Quando ci fu commissionato il progetto del ristorante, con il pieno rispetto delle qualità architettoniche, trattandosi originariamente di un punto di accesso per il commercio di tè e seta dall’Oriente, abbiamo attinto spunti dalla storia dell’edificio; così anche alcuni materiali originali, applicati nella cornice “occidentale” dell’edificio. C’erano molti elementi fondanti che abbiamo dovuto mantenere, come ad esempio le colonne, la struttura complessiva e le modanature. Al fine di includere nuovi elementi senza compromettere il patrimonio storico, abbiamo preso ispirazione dai pattern delle modanature originali e li abbiamo inclusi nel nostro progetto. Abbiamo anche evitato di utilizzare faretti o qualsiasi altro elemento che funzionasse in modo troppo moderno, così da onorare la storia e l’atmosfera che lo spazio merita.

Il ruolo e il valore dell’artigianato nel vostro lavoro lega la cultura locale alla vostra creatività?
Credo sia d’obbligo. Il ruolo dell’artigianato in una specifica regione a cui sorge il progetto è un elemento pressoché essenziale. Molto spesso cerchiamo di sfruttarlo come ispirazione e inserirlo nella nostra visione progettuale per creare qualcosa “su misura”.

Paper Moon Giardino, Milan

Mei Ume, Four Seasons London

Paper Moon Giardino, Milan

Mei Ume, Four Seasons London

Prendiamo la cultura locale e ridefiniamo la nostra creatività secondo questo modello di artigianato, che ci appartiene come designer ed è anche accettato dalla gente del posto, e il fatto di lavorare ampiamente in progetti di ospitalità e ristoranti aiuta ad addentrarsi nella comunità locale. Non vogliamo infatti creare progetti che siano semplicemente destinati a turisti o visitatori stranieri. Per essere di successo, un progetto di ospitalità o F&B deve sempre avere il supporto e il riconoscimento della comunità in cui sorge: questo è fondamentale.

Perché secondo voi il “vero luxury desgin deve essere invisibile”?
Il lusso non è una questione economica, è un sentimento. Dal momento che il vero lusso non è tangibile e non dovrebbe essere monetizzato, non può essere quindi misurato. Al contrario, si può spendere una fortuna per avere il marmo o il tessuto più costoso per un interior, ma non necessariamente farà percepire il senso di lusso. Non c’è equazione.

Paper Moon Giardino, Milan

Mei Ume, Four Seasons London

Sostenete di progettare “momenti”: non è forse riduttivo?
No, non credo: abbiamo a disposizione 24 ore al giorno e viviamo innumerevoli momenti alla volta, ma quanti di essi sono quelli veramente importanti, che ricorderemo? Quale momento ricordi di ieri o della scorsa settimana o addirittura di dieci anni fa? Sorprendentemente ci sono una manciata di attimi veramente speciali: se il nostro progetto può contribuire ed essere parte di questa manciata di momenti così rilevanti, pensereste ancora che sia riduttivo?

Lalique flagship store, Shanghai

Lalique flagship store, Shanghai

Che ruolo gioca la natura sia nel lavoro che nella tua vita?
Due o tre anni fa, essendo cresciuto a Hong Kong, non avrei mai detto che la natura avrebbe rivestito un ruolo così importante nelle nostre vite, tanto personali che professionali. Ho sempre a cuore i momenti che trascorro nella natura, essi sono un vero lusso perché se sono immerso in questi contesti naturalistici, significa che sono in vacanza e mi sto godendo quegli attimi.

Da quando vivo a Karuizawa, la natura è diventata parte della mia vita, fin dal momento in cui spalanco le tende al mattino e cammino con il mio cane nel bosco, fino al momento in cui spengo le luci alla sera. Ogni giorno vedo i cambiamenti delle stagioni nel cielo, negli alberi, nei fiori e tra gli animali… e continuano a sorprendermi in termini di colori, livelli, composizioni, che sono alla base della bellezza. Tutto questo è diventato una vera fonte di ispirazione in continua evoluzione.

Lalique flagship store, Shanghai

Lalique flagship store, Shanghai

Quali sono i vostri ultimi progetti?
Tra i lavori più recenti, sicuramente il Waldorf Astoria Xiamen in Cina che ha aperto a dicembre. Si prospetta diventare un nuovo punto di riferimento in città e luogo di incontro sociale. Abbiamo progettato qui gli spazi pubblici, inclusa l’area concierge e la lobby, la lounge Trellis e lo spazio funzionale. Quest’anno poi ci occuperemo del rinnovo della lobby e del bar del Four Seasons Hong Kong, il W Algarve in Portogallo (che comprende l’hotel e la residenza privata) e anche del F&B per il Ritz Carlton Harbin.

Portrait photo © Russel Wong
Projects photo © courtesy AB Concept