Un esempio lungimirante

Ci sono voluti 6 anni, 26 milioni di euro e due nomi, quelli di Frederic Coustols e Maria Mendoça, per trasformare la storia prodigiosa di Palácio Belmonte in un lussuoso e pluripremiato boutique hotel

Palácio Belmonte, Lisbona
Palácio Belmonte, Lisbona
DATA SHEET

Owner: Frederic Coustols
Interior design, renovation and restoration: Pedro Quirino da Fonseca with the collaboration of Miguel Angelo Silva
Furnishings: mostly antique furniture, Pergay, YGNH, Way of Arts
Lighting: Jacob Temerson, YGNH
Photo credits: Sivan Abkayo, Joe Condron, Nelson Garrido, Camille Ginestrel, Ariel Huber, Joana Pinto, Marko Roth, Jacob Termansen, Marc Vaz

Palácio Belmonte, Lisbona

In cima a una serie di strade acciottolate nel quartiere dell’Alfama, un’insegna poco appariscente è tutto ciò che pubblicizza questo boutique hotel, mentre un pesante portone rosso lo separa guardingo dalla confusione del viavai dei turisti. Al Belmonte non c’è folla, nessun rumore, niente cioccolata sul cuscino, neanche una televisione. Solo aria fresca, spazio, luce, libri e dettagli di un’incredibile storia che ne fanno il testimone assoluto del patrimonio storico e architettonico di Lisbona.

Palácio Belmonte affonda infatti le sue origini nel Medioevo, quando Brás Afonso Correia, funzionario del consiglio di re Manuel I, fece erigere una prima parte dell’edificio sopra le fortificazioni romane e moresche della città, accorpando vecchie case, un cortile, una stalla e due torri difensive ancora visibili nell’attuale fisionomia del palazzo. Il nome mutuò dai proprietari Conti di Belmonte, che lo abitarono dopo i marchesi d’Atalaia e il navigatore Alvares Cabral, al quale si attribuisce un primo rinnovamento nel 1503.

Nel corso del Seicento l’edificio subì il suo restauro più significativo: fu ampliato nella parte orientale con un’incredibile terrazza panoramica – la stessa che Marcello Mastroianni calcherà durante le riprese del film Sostiene Pereira e abbellito con cinque facciate in stile classico.

Mentre nel secolo successivo due grandi maestri di piastrelle portoghesi, Manuel Santos e Valentim de Almeida, contribuirono alla decorazione degli interni con una collezione unica di 59 pannelli di azulejos formati da oltre 30.000 tessere raffiguranti episodi del cristianesimo e scene della corte portoghese del tempo.

Ma è in seguito all’acquisto nel 1994 da parte degli attuali proprietari Frédéric Coustols e la moglie Maria Mendoça, entrambi storici e landscape collectionist, che Palácio Belmonte è tornato a esercitare l’incontenibile fascino, restaurato e meticolosamente rinnovato in modo sostenibile, preservato nella sua grandiosità originale secondo i principi e le regole della Carta di Venezia.

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La ristrutturazione – fino agli anni 2000 diretta dall’architetto Pedro Quirino da Fonseca con l’appoggio del Gabinetto di Riabilitazione della Camera di Lisbona e con la collaborazione di Miguel Angelo Silva – ha ripristinato i materiali da costruzione e le finiture d’epoca, i soffitti a cassettoni, i fronti del XVII secolo, rimosso, restaurato e ricollocato i pannelli di azulejos blu e bianchi e lo splendido dipinto di Rui Gonçalves.

È stato inoltre predisposto un sistema di ventilazione naturale in grado di far convogliare le correnti nelle spesse mura, riuscendo a evitare l’installazione di impianti di climatizzazione. Il Pátio Dom Fradique ospita ora il Café Belmonte e il ristorante Grenache, mentre il giardino è stato ridisegnato, valorizzato con numerose specie autoctone di piante, fiori e frutti, e corredato da un’elegante piscina in granito nero.

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Gli interni si adeguano alla pianta composita irregolare costruita attorno al Pátio: ampie sale – quella “da ballo” dedicata a Maria Ursula d’Abreu e Lencastro sfiora addirittura i 100 metri quadrati – che contrastano con piccole divisioni, corridoi, terrazze e scale a chiocciola in una disposizione labirintica. Ugualmente, le dieci suite spiccano per la loro unicità. Ognuna battezzata con il nome di importanti personalità portoghesi e articolate tutte su più livelli, combinano pezzi d’arredo dei secoli XVII, XVIII e XIX, con opere d’arte e decor contemporaneo, divani bianchi o gialli e bagni moderni. Dalla Fernão Magalhães, in cui l’estetica semplice rispecchia le esigenze di un antico viaggiatore, alla vocazione romantica di quella dedicata a Padre Himalaya sviluppata su tre livelli nella parte superiore della torre romana e circondata a tutto tondo da finestre con affacci da batticuore.