Home-tel, un nuovo concetto di sofisticata ospitalità

Sono otto e tutti lussuosamente impeccabili gli appartamenti The Levee ricavati nella storica villa che aggiorna le origini eclettiche di Tel Aviv con il linguaggio della contemporaneità. Esternamente con l’aggiunta di un corpo verticale, dentro grazie agli ambienti progettati da Yael Siso

The Levee, Tel Aviv
The Levee, Tel Aviv
DATA SHEET

Founders: Hadar Ben Dov, Golan Tambor
Architecture: Bar Orian Architects
Interior design: Yael Siso
Furnishings & Lighting: Baxter, Bonaldo, Cassina, Kristalia, Linie Design, Minotti, Molteni, Moooi, Moroso, Nanimarquina, Paola Lenti, Saba Italia
Photo credits: Sivan Askayo, Amit Geron

The Levee ha aperto nel marzo 2019 nel pittoresco quartiere di Neve Tzedeck a Tel Aviv suggerendo un alternativo, benché intuitivo, concetto di ospitalità. Qualcuno lo ha definito Boutique Hotel, qualcun altro ‘Home-tel’. Per il proprietario, una categoria da assegnare a questi “appartamenti di fascia alta, completamente serviti” non esiste ancora. Curiosa fatalità in tema di primati è che a inaugurare la nuova formula ricettiva sia uno degli edifici sorti sui primi appezzamenti acquistati dalle famiglie pioniere sioniste, sul suolo ancora sabbioso di quella che sarebbe poi diventata Tel Aviv.

 

Costruita nel 1913 in stile Eclettico su due piani, con grandi finestre, imposte e ringhiere, la villa si è ibridata nel secolo nuovo con l’estensione ultra moderna di Bar Orian Architects. Non solo una decisione estetica, ma anche ideologicamente allineata allo spirito del tempo e alle libertà formali concesse dall’architettura: all’edificio meticolosamente restaurato sono stati aggiunti tre piani, di cui due arretrati rispetto a quello centrale rivestito da una struttura metallica, e un’ala posteriore per includere ulteriori stanze, giardini e spazi esterni.

A fare la differenza tra un appartamento in affitto e una casa autentica è però il sofisticato campionario in tema di finiture e comfort che si interpone tra il servizio di portineria 24 ore su 24 e la biancheria in cotone egiziano. Otto gli appartamenti, variabili le superfici e il décor – nei limiti dell’impeccabilità –, e tutti favoriti da generose altezze e molta luce naturale grazie a grandi finestre e vetrate a tutta altezza con cui è bordato l’attico.

L’interior design è stato affidato alla progettista belga-israeliana Yael Siso che, seguendo il paradigma composito dell’esterno, ha combinato un’atmosfera industriale con un’estetica raffinata esaltata da pezzi modernisti e iconici made in Italy. Le pareti e i soffitti sono stati spogliati, le superfici in calcestruzzo rivelate in omaggio al tessuto originale dell’edificio. In alcuni punti sono addirittura visibili i frammenti di conchiglie catturati nel cemento centenario, segno della presenza di sabbia della costa israeliana nel materiale da costruzione.

E se lo spirito industriale incarna il dinamico passato di Tel Aviv, le finiture moderne, il legno caldo dei pavimenti, gli arredi contemporanei, i marmi, i velluti e un’illuminazione minimalista che accentua le geometrie spaziali celebrano il presente di una città che non invecchia mai.

Nell’appartamento n. 8, l’attico Penthouse Suite di 280 metri quadrati disposto su due piani, anche la componente tecnologica viene applicata in maniera innovativa attraverso sistemi di oscuramento capaci di creare ombra senza compromettere l’insuperabile vista che traguarda la città fino a perdersi nel Mediterraneo.