Passione, tensione e disciplina

Uno sguardo oltre il progetto, questo è l’incipit che transita trasversale nella quotidianità di Lombardini 22. Dal real estate alla comunicazione, dalla grafica all’ingegneria, dall’architettura al marketing, fino ad atterrare nel mondo dell’hospitality che, in Lombardini 22, si chiama Eclettico. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Varsavia

Giuseppe Varsavia

Eclettico è l’anima hospitality e luxury della famiglia Lombardini 22, 270 dipendenti e 318 commesse nel 2018, uno studio di progettazione che ha fatto del multitasking un vero modello organizzativo e di business. Giuseppe Varsavia – dal 2007 in azienda – di Eclettico è il Managing Director e racconta come si ottengono grandi risultati puntando sul gruppo e governandone le individualità.

Lombardini 22 Headquarters

Lombardini 22 si distingue per la multidisciplinarietà, come siete organizzati per stimolare sinergie soprattutto nel suo campo che è quello dell’hotellerie e del luxury?
La risposta è molto semplice, la nostra è un’attitudine che definirei quasi nativa, ognuno di noi ce l’ha, siamo molto curiosi e la nostra curiosità va spesso oltre i confini – seppur già ampi – della quotidianità legata al nostro specifico compito nello studio. Lombardini 22 è divisa in numerose divisioni – 6 per la precisione – ma ognuna è figlia della stessa mamma e nonostante ogni branch abbia delle specializzazioni (che poi sono quelle che il mercato ci chiede) l’interpolazione con le altre “sorelle” è continua, non siamo organizzati a compartimenti stagni. Il prodotto finale è sempre figlio di tutti. È un grande valore in cui personalmente credo molto e che pratico anche all’interno di Eclettico stesso: da chi pensa a un concept all’impiantista che suggerisce una soluzione o segnala un possibile problema, dal renderista a chi ha sottopelle i ritmi e le peculiarità di un cantiere. Il montaggio di tanti pezzi è molto faticoso, richiede sicuramente più tempo, ma il risultato è nettamente migliore. In L22 si respira aria di collaborazione, ma questo non significa che non ci siano tensioni: si vive una sana competizione tra le varie divisioni e se non ci fosse probabilmente i risultati non sarebbero i medesimi.

Qual è il cliente ideale per Eclettico?
A noi piace il cliente con idee chiare e magari anche il budget chiaro. Per l’aspetto economico – qualora sia necessario – abbiamo una nostra struttura interna specializzata in project management che è in grado di costruire e controllare il budget di un hotel, io stesso vengo da quel settore, sono sensibile all’argomento e cerco sempre di restituire una quota parte al cliente, un risparmio senza intaccare la qualità. Per noi lavorare senza budget è un problema, addirittura lo è ancor di più con no limits budget, che per molti progettisti invece è un sogno. Abbiamo avuto un’esperienza simile in Cina, con il proprietario di una casa da 7000 mq, con un costo parametrato al metro quadro imbarazzante e camere che singolarmente alla fine costavano milioni di euro ciascuna, molto difficile lavorare così, non ci sono parametri di riferimento. Noi, ma come fanno tutti, cerchiamo di restituire un’emozione ai clienti e a quelli che non hanno le idee chiarissime cerchiamo di dare un set di strumenti che li aiutino a fare le valutazioni e le scelte.

S32, Milan

Microsoft House, Milan

C’è una case history di L22 dove la multidisciplinarietà è stata conclamata più di altre?
Da noi è la normalità, sempre ci parliamo tra di noi anche se il nostro incarico è limitato, per esempio, al solo interior dove magari l’architettura è fatta da altri. Due anni fa, prima di avviare Eclettico, ho finito di realizzare la Microsoft House realizzata dalla nostra DEGW, progetto di Herzog & De Meuron, noi siamo entrati dovendo confrontarci con un’architettura non nostra, dove non c’erano i controsoffitti, non si poteva modificare nulla, abbiamo dovuto progettare tutto a pavimento sia gli impianti elettrici che quelli meccanici. Ci siamo inventati delle scatole in armonia con il contenitore esistente: il risultato finale è stato uno spazio pensato come se fosse una casa e ha vinto tanti premi. Ecco, in questo progetto hanno lavorato proprio tutte le divisioni di Lombardini 22: dal workplace all’impiantistica, dal project management all’interior fino alla comunicazione.

Armani Hotel, Milan – Photo © Studio Tettamanzi

Chi sono i clienti che cercano Eclettico?
Sono numerosi e non sempre con progetti grandi, ci occupiamo anche di cose piccole. Abbiamo delle fee tendenzialmente basse, calcoliamo il costo da presentare al cliente parametrato sul tempo necessario e le persone che servono. Non esiste una percentuale L22 che sia legata al valore dell’oggetto a cui dobbiamo lavorare, c’è sempre una misurazione esatta del valore dei professionisti coinvolti e del tempo necessario.

CR7 Pestana Hotel – Photo © Eclettico Design – Lombardini 22

Come arriva Cristiano Ronaldo in Eclettico?
Siamo stati coinvolti da un developer con cui stavamo già lavorando in Marocco, quando Pestana – che è l’hotel operator – ha chiesto a lui un parere su un nuovo concept di hospitality e lui ha fatto il nostro nome, a loro la nostra idea è piaciuta. Il parametro iniziale era molto attraente, Pestana aveva appena aperto hotel a Lisbona e a Madrid con uno stile un po’ all’Hard Rock Café e aveva intuito la necessità di un cambio di direzione, la formula “tribute to” non consegnava alla proprietà un futuro a lunga scadenza. Un hotel ha un’operatività che va dai 10 ai 20 anni, associare il mood di un hotel a un campione che tra non molto smetterà di giocare aveva, come si suo dire, le gambe corte.

La soluzione invece era quella di ispirarsi allo stile che Cristiano Ronaldo trasmette, il modo con cui si veste, il suo stile di vita, la sua professionalità. Al contrario di quanto avviene in alcune parti del mondo e soprattutto in Cina, dove c’è un mainstream molto appiattito su uno stile omogeneo internazionale dove se entri in un hotel potresti essere ovunque, noi siamo partiti dalle peculiarità del luogo (Marrakech), cercando di declinare la nostra idea con un’architettura elegante, fresca e non ingessata. L’hotel è attualmente in costruzione e le model room sono state approvate senza alcuna modifica (cosa piuttosto rara).

Co-working, aree comuni che cambiano lo stile di arredo… che ne pensa?
Lo scenario è molto variegato, l’offerta è varia, ma un po’ tutti offrono la stessa cosa. L’hotel, come asset del real estate, sta diventando un condensatore di funzioni che rappresentano il paradigma della società in cui viviamo, ne rispecchia i modelli di vita: incontro, faccio sport, mangio, mi rilasso, passo il tempo. In Italia non siamo abituati a incontrarci o consumare un pasto in un hotel, all’estero è la normalità. Lo Student Hotel di Firenze è un’isola che non ha simili nel panorama nazionale, adesso ci sono anche dei negozi al suo interno (e infatti ha vinto uno dei premi dell’edizione 2019 del Mipim, ndr).

Palazzo delle Poste, Salerno, Italy – Photo © Beppe Raso

Progetti in cantiere?
Troppi e siamo in anche in difficoltà con le risorse interne: un grande progetto mixed used in Kenia, numerose ville, due hotel in centro a Milano (top secret), molto residenziale e progetti in Australia e Cina.