Palomba experience, l’autenticità è di casa

Parole come cambiamento, esperienza, metodo, compongono il linguaggio della coppia Ludovica+Roberto Palomba che, dopo un 2019 di successi e traguardi su ogni fronte della progettualità, si affacciano al nuovo decennio forti di una instancabile energia e contagioso entusiasmo

Roberto Palomba & Ludovica Serafini - Photo © Carlo William Rossi + Fabio Mureddu
Roberto Palomba & Ludovica Serafini - Photo © Carlo William Rossi + Fabio Mureddu

SE IL NUOVO ANNO RAPPRESENTA IL TEMPO DI BILANCI, BUONI PROPOSITI E AMBIZIOSE ASPETTATIVE, PER LUDOVICA+ROBERTO PALOMBA IL PUNTO DI RIPARTENZA DI QUESTO 2020 SI TROVA GIÀ A UN TASSELLO MOLTO ALTO DELLA SCALA DEI MERITI E DEI TRAGUARDI, DOPO UN ANNO, IL 2019, CHE LI HA VISTI IN PRIMA LINEA IN OGNI AMBITO DELLA SCENA PROGETTUALE. L’AHEAD EUROPE HOTEL OF THE YEAR PER PALAZZO DANIELE, LA NOMINA DI DESIGNER OF THE YEAR NEL CONTESTO DEGLI ELLE DECO INTERNATIONAL DESIGN AWARD CHINA, LA MOSTRA IPERTESTO DEDICATA AL 25ESIMO ANNIVERSARIO DELLO STUDIO PALOMBA SERAFINI ASSOCIATI: SONO SOLO LE ULTIME CONQUISTE DEGLI ULTIMI MESI DA CUI LA COPPIA RIPARTE CON INSTANCABILE ENERGIA E CONTAGIOSO ENTUSIASMO, «PER BISSARE SE POSSIBILE, MA SEMPRE DIVERTENDOCI», SOPRATTUTTO MANTENENDO FEDE A UN METODO CHE METTE AL CENTRO IL DIALOGO E IL CAMBIAMENTO AL FINE DI CREARE ESPERIENZE SEMPRE PIÙ AUTENTICHE E VERE. ABBIAMO PARLATO DI TUTTO QUESTO CON ROBERTO PALOMBA, SPAZIANDO TRA PRODOTTI, PROGETTI, MOSTRE, CASE E HOTEL.

Roberto Palomba – Photo © Carlo William Rossi + Fabio Mureddu

Mostra Ipertesto

Lo Studio ha celebrato i 25 anni di anniversario attraverso la mostra Ipertesto, a Milano: quale messaggio sottende?
La mostra è una raccolta di pezzi unici che celebra 25 anni di produzione seriale, già questa incoerenza di base mi piaceva molto; ma nello specifico celebra la ricerca che sta dietro alla serialità. La mostra infatti ci ha permesso di spiegare quella che è stata la nostra filosofia in tutti questi anni: abbiamo sempre puntato su un design il più lontano possibile dallo stile, sulla nostra voglia di fare ricerca, di saper cambiare pelle ed essere capaci di stupire con dei contenuti che fossero validi e creassero un argomento di discussione. Devo dire che il successo della mostra è stato talmente forte che il gallerista ha chiesto di prolungarla fino al 15 gennaio. L’esposizione è stata anche un’opportunità importante per dialogare con le aziende con cui collaboriamo, ulteriore conferma del fatto che il buon design nasce dalla condivisione e confronto tra chi ha l’idea e chi questa idea la realizza, la commercializza e la fa diventare un prodotto concreto.

Vantate numerose collaborazioni, molto differenti tra loro per settore e categoria. C’è una ricerca comune o raccontate ogni volta storie differenti?
Raccontiamo storie differenti ogni volta, ma c’è una coerenza nel nostro procedere e c’è la voglia di non farci limitare da uno stilismo e uno stile. Noi ci siamo definiti ‘astilisti’, proprio perché il nostro intento è farci riconoscere per un metodo, che per noi è più importante del ripetere pedissequamente un segno riconoscibile. Metodo che si basa sul dialogo tra noi e l’azienda che realizza i nostri prodotti o il fruitore del prodotto, e dove possibile si basa su una parola per noi molto importante che è cambiamento. Credo che ogni buon prodotto debba in modo più o meno forte generare dei cambiamenti, il che significa evolvere, migliorare.

Poltrona Frau

Un esempio?
Un cambiamento che può essere definito epocale, quasi copernicano, è il lavoro realizzato per Poltrona Frau, un’azienda importante legata a stilemi classici di un’heritage molto dichiarato. Noi siamo entrati in azienda sostenendo che l’heritage non è questione di stile, bensì di valori; abbiamo quindi voluto trasferire questi valori all’interno dei prodotti tali da renderli più leggibili da un pubblico più contemporaneo. Per Poltrona Frau è stata una rivoluzione. Il risultato è che oggi questi prodotti sono i primi per fatturato dell’azienda e hanno rigenerato non solo il catalogo, ma anche la relazione generazionale dell’azienda con il suo pubblico.

In questo processo di evoluzione dove si colloca lo studio?
Continuiamo a studiare, a fare ricerca, a generare cambiamenti, a volte facendo prodotti uguali per ragioni diverse, a volte facendo prodotti diversi per aziende che non vogliono più essere uguali. Non è la forma delle cose, ma la ‘reason why’ per cui esse nascono che porta questi prodotti a rientrare nel ‘buon design’ e a generare uno spunto di riflessione.

Il lavoro da noi sviluppato nell’ambiente bagno, ad esempio, ha cambiato completamente il modo di pensare questo spazio e di comunicare il prodotto bagno; dopo di che il settore è uscito dall’ambito tecnico in cui si era autoconfinato e ha iniziato a parlare lingue che sono quelle comuni all’interior e all’emozione, fino ad arrivare al concetto di emozione oggi molto diffuso. In questo contesto la collaborazione con Ideal Standard si rivelerà la grande sfida del prossimo decennio, perseguendo l’obiettivo di riportare il brand ad essere leader di mercato.

Ideal Standard

Get back by Poltrona Frau

Accanto all’ambiente bagno, anche living negli ultimi anni sta dando prova di continue trasformazioni.
Sì, è il settore credo maggiormente influenzato dalla rivoluzione digitale in atto. La digitalizzazione ha portato a un cambiamento nello scenario domestico e delle sue dinamiche in modo piuttosto radicale. Se infatti un tempo avevamo librerie, contenitori di ogni specie, sistemi che abitavano il living, oggi basta un tablet per contenere tutto il sapere umano. E consideriamo anche l’influenza della moda, sempre più improntata a un fast fashion. Il mondo è diventato molto più rapido e più fluido, molto meno avvezzo al conservare e stoccare.

Dall’altra parte abbiamo assistito a una crescente importanza del mondo dell’imbottito che è diventato centrale nella vita domestica; è quindi un comparto dove potenzialmente c’è ancora molto da fare. Se da una parte con un’azienda come Poltrona Frau stiamo lavorando per puntare al lusso e alla qualità estrema, dall’altra parte stiamo ragionando con un nuovo brand, Franco Ferri, sull’idea di un imbottito di qualità, ma democratico nel prezzo e nel posizionamento: è un progetto che al momento mi sta gasando molto, perché risponde alla vera natura del design, che credo sia quella di essere democratica.

Anche l’outdoor non è da meno. La stessa imm cologne ha puntato molto su questo settore.
L’outdoor è diventato una palestra della creatività incredibile, nonché uno dei temi forti, anche perché va a manifestarsi nel segmento del contract: oggi sempre più disegniamo alberghi e pensiamo all’hospitality. È interessante constatare come tutte le aziende di rilievo dell’interior design si stiano attrezzando di una collezione outdoor, al fine di presentare nei loro progetti contract un total look e una total experience che dall’outdoor culmina nelle parti interne.

Panama by Talenti

Non meno importante il fatto che oggi disponiamo di nuovi materiali che offrono l’opportunità di disegnare l’outdoor in maniera differente; penso al tessile per esterni e a quanto sia cambiato negli ultimi anni, oggi arricchito di un’infinità di proposte, coloriture, trame, strutture e una tattilità decisamente indoor: pur essendo prodotti idrorepellenti hanno un appeal e una piacevolezza che è pari, se non quasi migliore, di quella indoor. Su questo fronte abbiamo lavorato con Talenti, presentando per il Salone del Mobile 2019 un progetto in collaborazione con Rubelli.

Cliff by Talenti

Cruise by Talenti

Palazzo Daniele

E proprio l’ospitalità vi tocca da vicino, con la vittoria dell’Awards for Hospitality, Experience and Design per il progetto di Palazzo Daniele.
È stata una vera sorpresa la nomina di Palazzo Daniele a Hotel of the Year. Il progetto nasce dalla ristrutturazione di un antico palazzo a Gagliano del Capo, nell’area del Salento, in Puglia, che per volere del proprietario doveva essere destinato a residenza per artisti, ma poi trasformato in un vero e proprio albergo. L’idea innovativa risiede nel fatto che non intendevamo progettare solo gli arredi, ma la vita degli ospiti all’interno della struttura: come gli ospiti si muovono negli spazi, come interagiscono con il personale, creare quindi una true experience e non un’esperienza indotta.

Il nostro metodo: cercare di offrire un’esperienza autentica, dare la possibilità al fruitore di vivere la piacevolezza della funzione attraverso il nostro lavoro, affinché possa riscoprire il benessere e la felicità di vivere bene.

Roberto Palomba

È diventata un vero ‘caso social’ anche la vostra casa in Puglia! Cosa la rende così speciale?
Complici purtroppo i nostri migliori amici che sono veri instagrammer, c’è stato un oversharing sui social network! Consideriamo la nostra casa nel Salento un vero e proprio hub affettivo: un luogo dove i nostri amici che arrivano da tutto il mondo possono ritrovarsi o conoscersi per la prima volta. Anche qui abbiamo dato vita a un progetto di recupero: ci siamo innamorati del territorio pugliese, una regione magica, e del suo patrimonio che abbiamo voluto conservare ristrutturando un antico frantoio. La salvaguardia del patrimonio edilizio italiano e la ricucitura del tessuto sociale oltre che architettonico dovrebbe essere un tema prioritario per noi tutti! Abbiamo salvato alcuni edifici negli ultimi anni, vecchi frantoi o vecchi magazzini, spazi che non erano nati come ville e palazzi, ma sono diventati parte di un recupero del tessuto urbano che ha fatto rinascere alcuni piccoli borghi, proprio come quello dove abbiamo creato la nostra casa.

Casa di Roberto Palomba e Ludovica Serafini a Sogliano Cavour, Puglia