Sharjah Architecture Triennial, il debutto

Inaugurata la prima edizione della Sharjah Architecture Triennial e chiuderà l’8 febbraio. La mostra pone sotto i riflettori 30 progetti ispirati al tema del cambiamento climatico

Stretto di Sharjah ©Leva Saudargaitė
Stretto di Sharjah ©Leva Saudargaitė

Il calendario dedicato al mondo dell’architettura si arricchisce di un nuovo e affascinante appuntamento. Inaugurata nelle stesse ora della Dubai Design Week, fino all’8 febbraio i professionisti del settore, stampa, aziende, studi o semplici visitatori potranno scoprire (gratuitamente) l’ambiziosa Sharjah Architecture Triennial.
L’iniziativa mette in scena i lavori e i progetti di oltre 30 architetti, artisti, ingegneri, attivisti, performer, musicisti e antropologi in due principali location: la scuola Al-Qasimia e il vecchio mercato Al Jubail, entrambi rinnovati per l’occasione.

Sheikha Hoor Al Qasimi, presidente della Triennale
Sheikha Hoor Al Qasimi, presidente della Triennale, ©Sebastian Boettcher

A definire la kermesse ci pensa direttamente Sheikha Hoor Al Qasimi, presidente della Triennale: “Sharjah presenta un paesaggio urbano unico e in rapida evoluzione: per questo crediamo che l’Emirato rappresenti il sito ideale per esplorare lo stato dell’architettura e dell’urbanistica sia a livello locale che nell’ambito della regione mediorientale”. L’esposizione avrà cadenza triennale ed è stata pensata e fondata da Khalid Al Qasimi, nel 2017.

La Sharjah Architecture Triennial si svolge a circa 30 km da Dubai, più precisamente a Sharjah cioè la città considerata capitale culturale degli Emirati Arabi. La mostra, intitolata Rights of Future Generations, è curata da Adrian Lahoud, preside della School of Architecture al Royal College of Art di Londra e vuole essere una riflessione sul tema dei cambiamenti climatici e lo sfruttamento delle risorse naturali.

Adrian Lahound, curatore Sharjah Architecture Triennial
Adrian Lahound, curatore Sharjah Architecture Triennial

Lo stesso designer spiega: “Con un programma gratuito e aperto al pubblico, speriamo di favorire il dibattito e mettere in dubbio il modo in cui si è soliti pensare al proprio ambiente urbano, e come esso possa modificarsi per meglio rispondere ai nostri bisogni”.