Nel regno del sublime

Dettagli raffinati, interfacciamento percettivo tra arte e design, delicatezza di forme e stile squisito rendono ogni progetto firmato dall’architetto Newyorkese Peter Marino una “mise en scène” di eleganza

Peter Marino - Photo © Manolo Yllera
Peter Marino - Photo © Manolo Yllera
DATA SHEET

Portrait photo: Manolo Yllera
Projects photo: Manolo Yllera (Bulgari 5th Ave, Chanel Ginza Namiki, Lehmann Maupin Gallery, The Lobster Club), Evan Joseph, March (The Getty, New York), Stephane Muratet (Louis Vuitton Place Vendome)

Un protagonista di creatività contemporanea, un seguace della bellezza in tutte le sue forme e uno dei preminenti collezionisti di arte nel mondo, l’architetto Peter Marino non manca mai di farsi notare grazie al suo stile eclettico, accentuato da un accessorio costante e caratteristico: una cintura nera. La sua visione sofisticata del design si sviluppa tramite dettagli esclusivi e materiali pregiati, interagendo con una selezione di opere d’arte che stabiliscono un dialogo con l’arredamento, in una persistente ricerca di magnificenza. Dalle boutique a case di moda come Chanel, Louis Vuitton, Dior e Bulgari, alle collezioni progettate per la storica vetreria Venini; dalle opere di architettura per lussuose dimore a cinque stelle – fra cui The Getty a New York, affacciato sull’High Line – a gallerie d’arte, alberghi a cinque stelle, locali gourmet e accattivanti resort. La quintessenza del lusso, raccontato da un maestro contemporaneo.

Boon the shop, Seoul

Molti dei suoi progetti – se non tutti – collegano il mondo dell’arte con quello del design. Ce ne può parlare?
Il vero valore di quello che io porto all’architettura è la mia formazione e il mio interesse nelle belle arti, il mio coinvolgimento con gli artisti e il modo in cui la mia carriera è stata lanciata insieme agli artisti. È grazie al mio rapporto con gli artisti che i miei progetti sono buoni e questo è il motivo per cui le persone li apprezzano.

Quando e come è nata la sua passione per l’arte?
Ho iniziato a disegnare da molto giovane. Tenevo una matita in mano e disegnavo da quando avevo tre anni. Ho frequentato un corso straordinario di arte durante il liceo, il che vuol dire che avevo quattro ore di arte tutti i pomeriggi dopo la scuola. E ho ricevuto una medaglia d’oro dal Sindaco Lindsey per un quadro che ho fatto nel ‘66. Dopo il liceo ho frequentato la Cornell University – che ho scelto perché la loro scuola di arte e architettura è unica. Ho studiato scultura per due anni. La mia esperienza nelle belle arti mi permette di combinare le due cose. Formazione ed esperienze variate sono ciò che rende ogni architetto diverso dagli altri, i suoi progetti più individuali. Calatrava era uno studente di medicina. Mongiardo era un scenografo.

Lobster Club, New York

Come definirebbe la sua visione per i progetti nel settore dell’ospitalità? Un esempio recente è il ristorante The Lobster Club a New York. Cosa l’ha spinta ad accettare un progetto in un edificio così famoso e con tanta storia?
Io adoro il Seagram Building e l’opportunità di ricreare un’atmosfera che ho così tanto apprezzato in passato non me la potevo far sfuggire. È uno dei miei palazzi preferiti a New York e una delle strutture più eleganti dell’architettura contemporanea nel mondo. Parte del processo di progettazione è stato rispettare Mies, ma comunque trasformando lo spazio in un’esperienza allegra senza perdere di vista la storia del ristorante e le sue finiture, che risalgano alla metà del secolo scorso. Quando ero giovane negli anni ‘70, dopo una nottata allo Studio 54, andavamo tutti all’originale Brasserie per fare collazione alle 4, 5, 6 di mattina. Lì c’erano tutti. Il nosto obiettivo ora è stato di creare un progetto flessibile, adatto a vari orari del giorno. Prendiamo le tende di pelle: rientrano tutte dentro al muro, così è tutto bianco a colazione, le tende vengono aperte per metà per pranzo e poi la sera si chiudono del tutto. Da quando è stato costruito, il Seagram Building ha sempre avuto interesse ad integrare l’arte nei suoi spazi. Non solo il ristorante, ma la Plaza stessa. I Seagram avevano una collezione immensa. Le opere d’arte nel ristorante non erano viste solo come un extra, ma come una parte integrante. In un certo senso si potrebbe dire che il ristorante viene dall’arte, piuttosto che viceversa. Le opere d’arte che vengono dal nostro studio vengono continuamente cambiate, quindi c’è sempre qualcosa di nuovo – questo approccio porta un nuovo livello di interazione al ristorante.

Bulgari 5th Ave, New York

Louis Vuitton Place Vendom, Paris

Chanel Ginza Namiki, Tokyo

E questa prospettiva come si traduce nei flagship store? Lei lavora per le più grandi aziende di moda e giolleria nel mondo. I suoi rapporti con gli artisti come influenzano il suo lavoro? Senza dubbio hanno una grande rilevanza…
Stimolano una triplice riflessione. Prima di tutto, l’arte dev’essere di qualità altissima; una bella opera di arte riflette l’atteggiamento che il titolare ha verso il cliente – dice, “Noi vi portiamo tantissimo rispetto”. Si riflette anche sulla mercanzia. Se un grande magazzino appende un poster alle pareti, questo cosa ci dice della qualità dei loro prodotti? Ci viene da pensare, “Posters. Borsette di seconda scelta”. Invece, se siamo in un negozio e vediamo su un maxischermo un video di Michal Rovner che mostra gli incredibili giacimenti di gas nel Kazakhstan, pensiamo, “Sto guardando una cosa di qualità, non merce scadente”. L’arte ci dice che i prodotti sono superiori a quello che potremo aspettarci di trovare in un altro negozio. Quindi contestualizza tutto. Quello che dico sempre è che la mia architettura è una pubblicità di marca, perché anche se solo una persona su quattro che entrano in un negozio di lusso compra qualcosa, lo scopo è che le tre pesone che non comprano niente comunque ricevano un’esperienza estremamente appagante ed escano dal negozio con un’idea positiva del marchio.

The Getty, New York

Poi c’è il residenziale: The Getty a New York non è solo un edificio residenziale realizzato dall’‘architetto d’arte’, ma contiene addirittura 4 piani dedicati ad una galleria e ad una fondazione.

The Getty è un nuovo edificio di 56.400 piedi quadri a Chelsea che utilizza uno degli ultimi lotti ad angolo nell’ex quartiere produttivo, con viste su e da l’High Line Park. Prende il suo nome dalla stazione di servizio Getty che c’era una volta all’incrocio tra West 24th Street e 10th Avenue. Chelsea è riconosciuto come il principale quartiere di gallerie d’arte a NYC e pertanto con il Getty è naturale che l’arte sia integrata in ogni aspetto dell’edificio, in termini dell’esperienza di vita negli appartamenti. Nei primi due piani c’è la Galleria Lehmann Maupin, poi nel terzo e quarto c’è la Tom Hill Art Foundation. Sopra ci sono 5 abitazioni. L’acquirente viene coinvolto nel processo creativo, in quanto può scegliere una residenza unica. L’acquirente diventa il curatore. La facciata dell’edificio è un tipo di scultura – un connubio di strutture più che un progetto ad appartamenti stratificati. Gli appartamenti hanno soffiti alti il doppio del normale, luce naturale in abbondanza, pareti specificamente rinforzate per reggere il peso di opere d’arte e installazioni.

Lehmann Maupin Gallery

Lei sta sviluppando una fondazione d’arte, lo ha reso pubblico l’estate scorsa. Può raccontarci i suoi progetti per lo spazio nell’Hamptons?

L’edificio è situato all’11 Jobs Lane a Southampton. Sono rimasto sconvolto quando ho visto quello che era successo all’edificio. L’architetto americano R.H. Robertson – che ha progettato svariati edifici importanti a Manhattan che si possono ancora vedere – con l’ex Rogers Memorial Library ha creato uno dei migliori edifici a Long Island. L’esterno è stato dichiarato storicamente rilevante. Purtroppo l’interno non è mai stato dichiarato un punto d’interesse, quindi noi ci ocuperemo di recuperarlo/rinnovarlo. Sarà riportato alle intenzioni originali del suo generoso fondatore e salverà la comunità locale da una ulteriore commercializzazione. Diventerà un punto focale per l’arte sull’East End di Long Island.

Residence, Southampton

I vasi e le lampade per Venini richiamano uno dei suoi simboli: la cintura nera. Cosa l’ha portata a lavorare con Venini?
La tecnica Murano di Venini risale al tredicesimo secolo. Venini ha più volte in passato lavorato con architetti e permesso che le collezioni fossero caratteristiche per ogni designer. I vasi sono stati realizzati con la tecnica vetraria Murano di Venini, incorporando i processi “a sbruffo” e “sommerso”. Le fasce nere che avolgono ogni vaso sono state create tirandole e posandole ancora calde sul vetro. Come mi rappresentano? Ho fatto tutto il possibile! Le fasce nere sembrano proprio, per quanto possibile, una cintura di pelle!

Sta riscontrando successo con i suoi libri (Peter Marino Art Architecture, Phaidon, 2016), i suoi lavori su commissione e le collaborazioni con artisti… Ho saputo che deve uscire qualcos’altro fra poco?
A ottobre Phaidon pubblicherà “Théodore Deck: The Peter Marino Collection”. Sono incluse più di 250 opere dalla mia collezione. Deck è stato una figura centrale nella rinascita dell’arte ceramica in Francia – e uno dei più importanti artisti della ceramica del Novecento.

Black Belt for Venini

Theodore Deck – The Peter Marino Collection

Quali sono i progetti commerciali e di ospitalità su cui sta lavorando ora? Altri progetti nel futuro?
Abbiamo più di 40 progetti in corso. Quest’autunno apriremo un nuovo flagship di Luois Vuitton a New Bond Street a Londra, uno a Seoul e un altro a Sydney. Stiamo lavorando sul La Samaritaine – il nostro progetto prevede la trasformazione di questo edificio storico in un albergo di lusso di 72 camere, con suites e penthouse, ristoranti, e giardini con vista sulla città. E’ in corso la creazione di due nuovi flagship per Bulgari a Parigi – e sono in progettazione e in costruzione abitazioni per clienti privati in tutto il mondo, tanto per citarne alcuni!

I suoi edifici preferiti a New York?
Il Seagram Building, Lever House, l’ex sede internazionale della Pepsi-Cola. Per il residenziale: il Dakota, 740 Park Ave, 322 East 57th Street.

Sogna di progettare…?
Un teatro dell’opera. Eravamo stati scelti per costruire un teatro dell’opera a Palm Beach. Avevamo completato la progettazione, ma prima di costruirlo è stato annullato a causa del tech crash alla fine degli anni ‘90. La mia non è sempre una professione felice.

C’è un’artista a cui si sente creativamente affine? Artisti specifici che la ispirano?
Kiefer per le sue trame incredibili. Invece che usare pennelli, crea opere straordinarie con piombo e argilla. Richard Prince per le sue sardoniche rappresentazioni della decadenza della nostra cultura. Damien Hirst per come affronta le grandi tematiche: vita, morte, Dio, bellezza e natura. Y.Z Kami per la sua spirtualità poetica. Michal Rovner per le sue rappresentazioni video dell’umanità.

Ha progettato così tante opere. Qual’è il suo segreto per rimanere creativo?
Faccio giardinaggio. Vado all’opera. Faccio sci. Leggo libri sulla storia dell’arte. Vado costantemente a gallerie e musei. Viaggio. Gioco a tennis. Colleziono sculture. Visito i laboratori degli artisti. Come presidente del consiglio del patrimonio di Venezia, vado a Venezia ogni anno. Questa è abbastanza ispirazione per durare mille vite.