Alias, in altre parole… Alias

Andrea Sanguineti, brand director dell'azienda, ci spiega come si è evoluta Alias nei suoi primi 40 anni, tra intuizioni e identità ben definita

Andrea Sanguineti, brand director di Alias
Andrea Sanguineti, brand director di Alias

Sempre la stessa e mai uguale a sé stessa: questa è Alias, rappresentante di un design profondo, dove tecnologia e ricerca sono il massimo comun divisore e dove risiede l’ispirazione che porta al cambiamento e il coraggio necessario per premere il pulsante “on”. Il brand director Andrea Sanguineti racconta la summa di questi primi 40 anni che hanno visto l’azienda crescere, osare, spesso anticipare i mercati e costruirsi un’intrigante identità.

Che tipo di compleanno si tratta questo dei 40 anni?
Abbiamo fermato il tempo per capire da dove veniamo e dove vogliamo andare. Al Salone, con sintesi e sobrietà, abbiamo rappresentato il nostro percorso con una parete che ha raccontato le origini (Magistretti e la Spaghetti di Belotti) fino ai giorni nostri con gli ultimi pezzi di Patrick Norguet. Il risultato dell’excursus presenta una Alias che ha sempre cercato designer molto differenti tra di loro con cui esplorare i diversi approcci della progettazione dei prodotti.
Meda, Botta, Rizzatto e Carlo Forcolini sono i nomi che hanno segnato il DNA di Alias, tutti con caratteristiche uniche: ecco, questo è quello che vogliamo ancora per la nostra azienda, curiosità progettuale e sperimentazione.

Layout Secretaire by Michele De Lucchi, Alias
Layout Secretaire by Michele De Lucchi, Alias

E di sperimentazione se ne è vista nello stand di Alias
Quest’anno abbiamo affrontato il tema del legno, un materiale molto contemporaneo e un po’ distante dalla nostra storia (Laleggera di Riccardo Blumer a parte e che comunque ha vinto un Compasso d’Oro nel 1998 ed è esposta al MoMa di New York). Abbiamo chiamato Atelier Oï (collaborazioni con Artemide, Foscarini e Louis Vuitton), un team di designer svizzeri che seguivamo già da un po’ e che hanno la capacità di partire da un componente e ottenere forme geometriche. Il loro è un approccio molto orientale, si ispira all’architettura giapponese, si parte da un materiale e si crea la forma: il risultato è la collezione di sedute “E la nave va”, nome che si ispira fortemente ad Armand Louis – uno dei partner dell’Atelier – che per anni ha costruito barche. Il legno qui viene utilizzato non solo come parte strutturale, ma come elemento elastico che crea il comfort della seduta. Il risultato finale è un oggetto morbido e accogliente a cui abbiamo solo appoggiato dei semplici cuscini come tocco finale.

Il primo impatto con la nuova collezione è inaspettato e sorprendente…
Noi non cerchiamo di stupire, cerchiamo sempre di osare, di spingere con la ricerca. “E la nave va” è stato un percorso molto complesso, lo abbiamo realizzato in veneto presso un fornitore specializzato nel legno curvato e il progetto, in pratica, è stato portato a termine a sei mani: noi, i progettisti e chi lo produrrà. Poi bisogna anche essere fortunati, ma la fortuna va un po’ cercata e su questo e altri prodotti ci aspettavamo anche qualche premio.

Sedia Time di Alfredo Häberli
Sedia Time di Alfredo Häberli

E i premi sono arrivati….
Sì, abbiamo vinto un German Awards con la Gran Kobi Essentiel di Patrick Norguet, ricevuto una menzione d’onore con il letto Okome Bed di Nendo e la sedia Time di Alfredo Häberli ha vinto lo Stylepark Selected Award. Nel caso della Time di Häberli, legno e tecnologia si incontrano e producono innovazione: un sandwich di fibra di vetro accoppiato a un tranciato di legno, il risultato è un foglio che viene tagliato con il laser e piegato a mano, assumendo la sua tridimensionalità. Che io sappia non esiste nelle sedute un prodotto così: ci sono voluti due anni e un’azienda produttrice di sci per svilupparlo, per ottenere quel foglio che si piega a mano, ma ha anche la forza e la resistenza per sostenere un essere umano seduto.

Sono passati 6 mesi da Orgatec, si avverte aria di ulteriore cambiamento “WeWorkeggiante”?
Sono alcuni anni che Alias ha intuito che il proprio approccio progettuale era adatto anche al mondo del cosiddetto ufficio-non-ufficio, quello più informale. Nel 2016 abbiamo presentato collezioni molto trasversali tra domestico e ambiente di lavoro, Orgatec 2018 ha confermato questa tendenza e questo ha ribadito la bontà delle strade intraprese in Alias.
Abbiamo sviluppato per la prima volta dei tavoli dedicati all’ufficio pur con caratteristiche domestiche ma – importante – con i requisiti tecnici ed ergonomici che gli ambienti di lavoro esigono. Alias continua ad avere due cataloghi molto differenti tra casa e ufficio, con creatività e nomi diversi: a volte i prodotti sono gli stessi ma il contesto e il set create li rendono – in altre parole, cioè Alias – differenti.