Il contract in crescita parla francese

Il mondo dell’hotellerie si è ritrovato a Parigi dall’11 al 15 novembre per il tradizionale appuntamento con EquipHotel, la manifestazione biennale organizzata da Reed Exhibition e che si tiene da sempre nel centro fieristico di Porte de Versailles

In una Ville Lumière blindata (arrivo di Trump e anniversario del Bataclàn) l’ultima tappa dell’autunno del contract (iniziato a Colonia con Orgatec a ottobre) conferma il primato del mercato dell’hotellerie francese, ma invia anche segnali interessanti per il resto dell’Europa.

EquipHotel, a differenza di altre manifestazioni simili in Europa, gode da sempre di un vantaggio non indifferente: gli albergatori francesi la visitano costantemente, i progettisti – anche se in quota minore – non la disdegnano e le società di procurement e di FF&E ne sono abituali frequentatrici. La posizione geografica e la naturale attrazione che Parigi esercita sugli operatori completano un quadro assai positivo e i numeri di EquipHotel ne sono la conseguenza: +10% di visitatori nei primi due giorni, quelli più caldi visto che si parla di domenica e lunedì.

La vocazione di manifestazione “french-oriented” è stata confermata anche per questa edizione, tutte le attività collaterali alla parte espositiva hanno avuto come protagonisti progettisti e interior designer di casa, sia per quanto riguarda la ricca parte dedicata alla ristorazione in tutte le sue declinazioni (kitchen equipment e mise en place su tutte) che per quella che parla il linguaggio del contract.

Studio18

Sotto il cappello di Studio 18 si sono sviluppate le numerose installazioni dedicate all’hospitality, a cominciare da quelle dell’architetto parigino Jean-Philippe Nuel che ha presentato quest’ anno ambienti camera e bagno per hotel con un taglio minimal, spazi poco occupati da arredi e più ariosi.
Studio 18 è stato declinato anche nella parte ristorazione, con il progetto della coppia di interior designer Marc Hertrich & Nicolas Adnet che hanno allestito ben tre aree: ristorante, bar Signature e zona vip. Uno spazio è stato dedicato anche all’outdoor con il Digital Rooftop pensato dal trio Julie Gauthron, Christophe Gautrand Benjamin Deshoulières.

Bar Signature
Bar Signature
Bar Signature
Bar Signature

La “atmosferista”, così ama definirsi, Sandrine Alouf, come sempre in tuta da metalmeccanico a sottolineare un’irrinunciabile vocazione alla manualità che accompagna la necessaria creatività, ha ambientato insieme al designer Thierry Vivarire il ristorante Casa de Luz, uno spazio ispirato al Portogallo, cogliendo tutto il senso del decoro che la nazione atlantica esprime da sempre.

Rooms Nuel

Nel frattempo, a non poca distanza, sono stati appena inaugurati il Brach di Philippe Starck e il Fauchon, primo hotel griffato dalla nota casa di dolci. Due approcci differenti al tema della decorazione, ma degni di essere perlomeno visitati e indagati nelle loro peculiarità.
Di Starck si parla ogni giorno, il Fauchon merita un capitolo a sé per la delicatezza dell’interior, la ricchezza senza eccessi e una (inevitabile, è il colore del brand) costante linea fucsia che lascia il segno senza strafare in ogni angolo delle parti comuni e delle room.

Nutrita come sempre la pattuglia delle aziende italiane: dalle ceramiche (Marazzi, Cotto d’Este, Italgraniti, Marca Corona e Iris), a quelle che producono e esportano outdoor (positivi i feedback di Talenti, Ethimo, Nardi e Emu) e sedute esclusivamente contract come quelle realizzate da Billiani.